Radici

Tuesday, 16 September 2014 @ 11:00

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Radici -Limer Maria, mia nonna -

Dei miei quattro nonni ho conosciuto soltanto quella materna, nonna Maria. Gli altri erano già morti prima che nascessi.

Nonna era una donna piccola piccola e gracile, molto bella e con un nasino all'insù. Aveva un cognome particolare, Limer, infatti la sua discendenza era francese. La sua piccola statura non le impediva di avere una grande forza e, alle volte, mi sembrava un gigante. Una donna con un grande equilibrio, pronta a sorreggere tutto il peso delle debolezze, delle frustrazioni e dei dolori della famiglia.
E la sua piccola mano sapeva sollevarci e riporci sulla terra ferma.

Il vuoto che mi ha lasciato nel cuore è troppo grande; ancora oggi mi sembra di sentire il suo profumo e i suoi passi dentro casa, sin dalle prime ore del mattino, o il rumore che faceva quando apriva e richiudeva i cassetti del comò interrottamente. Ricordo la domenica mattina quando si abbelliva davanti allo specchio per andare alla Messa. In chiesa poi si sedeva sulla panca e sorrido quando penso ai suoi piedi che non toccavano per terra. La rivedo seduta mentre pettinava e intrecciava per ore e ore i suoi lunghi capelli neri, e quando si appisolava recitando il rosario della sera.
L'unica a cui debbo molto, a cui sono rimasta molto affezionata e, ancora oggi, sono alla ricerca dei momenti, della voce, dei gesti e delle sue mani che mi hanno accarezzato e al suo aprirsi con un sorriso.
Ogni anno, in estate, si andava a Siracusa nella sua casa, e la partenza col treno era sempre una forte emozione. Arrivati alla stazione prendevamo la carrozza e io seduta su quel calesse mi sentivo una principessa. Gli sguardi delle persone che camminavano per la via, mi stupivano ma nello stesso tempo mi esaltavano.
La nonna abitava in una casa di due sole stanze a pian terreno. Si entrava subito in quella che conteneva un lettone grande, ma così grande che mi sembrava il letto della principessa del pisello. C’era anche l’armadio, quello con lo specchio che è rimasto a me, e un cassettone dove la nonna metteva la frutta. Quando ritorno con la mente a quei giorni mi pare ancora di sentire quei profumi. Nell'altra stanza, altri letti e un tavolo, il cucinino e il bagno. La casa era tutta lì, ma per me era una reggia.
Non c'era altro se si esclude un cortile con un battaglione di gattini che erano la vita mia.

Nonna raccontava spesso del suo passato, a quanti lutti l'avevano segnata, ma le restava sempre il dramma che si viveva dentro, questo squassarsi dell'anima alla ricerca dei perché.
Dava voce alle guerre che aveva vissuto sulla sua pelle,( ma su questo argomento non si soffermava tanto, infatti guardando i suoi occhi, intravedevo un velo di tristezza che li attraversava). Narrava di quando rimase vedova: il nonno era morto sulla nave che lo stava portando in Argentina per cercare un lavoro. E di come per mantenere i suoi due figli, la mamma e lo zio, dovette vendere tutto l'oro. Fece qualsiasi mestiere pur di sfamarli ma alla fine, con tanta ostinazione, divenne infermiera all'ospedale psichiatrico di Siracusa.
Nonna Maria narrava di tutto, ma una storia in particolare. La mia nascita, che io naturalmente ascoltavo come se fosse una fiaba.

- Sai piccola, la settimana prima che tu nascessi,( sono la quinta figlia,due maschi e tre femmine) ci fu un settembre molto strano; tutti i giorni pioggia e il cielo era di un grigio cupo, quasi nero. Le strade deserte e bagnate dall’acqua sembravano partecipare al lutto del cielo. In casa c'era una atmosfera strana, una grande paura attanagliava sia tua madre che me, entrambe pensavano che quel tempo era un presagio negativo per il nascituro. Ma non fu così, qualcosa di eccezionale accadde.
“La mattina del 15, ancora pioveva, tua madre si sentì male, iniziarono le doglie e fu chiamata la levatrice. L'attimo in cui tu stavi per nascere, di colpo smise di piovere e sembrava come se tutto fosse divenuto irreale, le gocce che caddero producevano una nenia sulle foglie e di colpo il sole
spuntò e il cielo divenne di un azzurro splendente”.
Lei la raccontava proprio così ed io l’ascoltavo a bocca aperta.
Tu nascesti proprio così, mi diceva, un batuffolo color cipria, con due occhioni grigi e una gran voce.
Ti presi fra le mie braccia e in quel momento una grande luce avvolgeva il tuo capo; eri bellissima piccola mia, credo di non aver mai visto bambine così belle in tutta la vita mia.-

E per questo nonna volle che il mio nome fosse Lucia, cioè che emana luce, perché a suo dire, irradiavo un grande bagliore. Mi diede anche un secondo nome Nina, il nome della sua mamma.
Passò ad altra vita nel mese di maggio e quel giorno pioveva.
Mi lasciò lì nuda a tremare per una partenza che non è viaggio ma perdita.
Ancora oggi la pioggia mi produce uno strano effetto e come se mi ripetesse un canto di tristezza e di gioia.
Chissà, forse sarà la voce di nonna che mi parla da lontano e che mi ripete, come una cantilena, la nenia che lei ascoltò il giorno della mia nascita:
Piovono
lacrime dal cielo
piove sul volto
sul corpo e…
dentro l'anima.

Lei, la donna più forte, lei , la donna più dolce.
Sì, quella donna carismatica è rimasta per sempre nel mio cuore.

Ciao Nonna Maria

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