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     Il serpente di pietra   
     Friday, 29 August 2014 @ 12:15
     Leggi il profilo di: pietro
     Visualizzazioni: 738

    Racconti

    Avevo preso l’abitudine di trascorrere parte del mio tempo libero in un piccolo parco non molto lontano da casa mia. Vi spendevo in genere due o tre o anche più pomeriggi alla settimana. Passavo il tempo seduto su di una panchina posta di fronte alla fontana di pietra situata al centro del parco. Era un luogo non molto distante sia dal negozio nel quale lavoravo come commesso, sia dalla mia abitazione. Non vi era mai molta gente, soltanto qualche pensionato seduto a leggere il giornale, qualche signore a passeggio con il proprio cane o qualche ragazzino che beveva rapidi sorsi dalla fontana. Specialmente verso sera, quando si facevano le sei o le sette e si approssimava il tramonto, tutta la gente si ritirava verso la propria casa ed io rimanevo in solitudine. Era il momento che preferivo, perciò mi capitava spesso di indugiare su quella panchina fino alle otto, alle nove o addirittura fino alle dieci di sera. L’illuminazione elettrica era difettosa da anni, ma non era mai stata riparata, poiché nessuno si curava di quel parco ed il comune riteneva di avere modi migliori per spendere il suo già scarno bilancio. Così dopo il tramonto, specialmente se non vi era luna, o se le nuvole la velavano, rimanevo immerso in un’oscurità quasi completa e la fontana di fronte a me, ormai invisibile, s’intuiva dal solo suono dell’acqua corrente. Il suono ne rivelava la presenza, ma essa rimaneva un’intuizione la cui certezza non poteva essere assoluta. Talvolta immaginavo, per gioco, che se mi fossi alzato a controllare avrei scoperto il suono avere origine dal nulla e che la fontana di pietra era invece scomparsa.

    Fu proprio in questo parco che una notte mi accadde un fatto davvero strano. Anzi per essere precisi non fu un fatto semplicemente strano, ma addirittura soprannaturale. È questo l’aggettivo più adatto che mi riesce di trovare per riferirmi a quanto accadde quella sera. Benchè forse a spiegare tutto sarebbe sufficiente concludere che io mi sia inconsapevolmente assopito ed abbia quindi semplicemente sognato.

    Avevo terminato di lavorare al negozio un po’ più tardi del solito, per fare l’inventario di alcuni nuovi prodotti appena consegnateci. Però desideravo trascorrere ugualmente alcune ore quiete nel parco, proprio per distendermi dopo la fatica del lavoro. Così, nonostante fossero già le sette di sera e per via della stagione il sole fosse già quasi completamente tramontato, mi recai a sedermi sulla mia solita panchina. Oltre a me non vi erano altre anime vive.

    Di fronte, seppur confusamente, mi era ancora visibile la fontana. Era un’opera semplice ed elegante. Interamente di pietra porosa, d’un colore grigio molto chiaro, costituita solamente d’una colonna che fungeva da piedistallo e reggeva una vasca circolare dal bordo sottile. La vasca era sempre piena d’acqua limpida, poiché nel suo centro si trovava un foro più grande, dal quale sgorgava il getto che riempiva la fontana, circondato da cinque fori più piccoli, dai quali invece l’acqua defluiva. Unica decorazione di questa semplice opera era un serpentello di pietra scolpito con le spire avvolte intorno alla colonna e la testa che si affacciava alla vasca dell’acqua come nell’atto di bere.
    Stanco per la giornata impegnativa, immerso oramai nella fresca oscurità notturna d’una notte senza luna, avevo la mente completamente sgombra di qualsiasi pensiero. Un po’ come quando si fanno esercizi di meditazione: solo non si trattava d’una condizione ricercata e raggiunta, ma di uno spontaneo momento di assoluta serenità. Nulla di particolare, in fondo un’esperienza non troppo rara che tutti avranno provato numerose volte nella propria vita. Stavo seduto e mi lasciavo cullare dal suono dell’acqua, che come un mantra incomprensibile e proprio per questo più efficace, mi accompagnava nel mio silenzio interiore. Non rivolgevo lo sguardo ad alcunché di particolare, godevo solo la piacevolezza della situazione.

    Questo è, per così dire, l’antefatto del mio racconto. Ma ora, vado a narrarvi ciò che avvenne e che sono convinto non fu un sogno. La mia coscienza si era oramai interamente perduta nel suggestivo suono dell’acqua da qualche parte di fronte a me. Così da prima non notai nulla. Ma poi pian piano iniziai ad avere la percezione di un mutamento nell’aria, mi parve che il suono della fontana scivolasse leggermente d’intonazione. Ebbi quindi la precisa certezza di un movimento nell’oscurità di fronte a me. Iniziai a fissare il punto da dove mi pareva avere origine la mia sensazione. E dopo un poco, con mio enorme stupore e sconcerto, vidi avanzare strisciando lento, verso i miei piedi, il serpentello di pietra che decorava la fontana. Lungo forse appena più d’un metro, sottile e aggraziato, strisciava proprio come un vero serpente; e tale l’avrei creduto, per quanto la presenza d’un serpente in quel parco fosse certo un evento poco probabile, se non fosse stato, inequivocabilmente, di pietra. Sul momento la cosa mi lasciò così stupito, che non provai spavento e non ebbi alcuna reazione particolare, se non che rimasi immobile e continuai a fissarlo mentre s’avanzava. La qual cosa non mi sorprende affatto, primo perché il mio carattere è sempre stato questo, molto tranquillo e poco incline sia alla paura che all’azione risoluta e secondo perché al di là dell’assurdità, nella situazione non avvertivo alcun pericolo. Il serpentello non emanava la minima aggressività. Così, insomma, rimasi fermo finchè non arrivò ai miei piedi. Qui giunto si arrampicò sulle mie gambe con una spirale e mi arrivò in grembo, la sua testa all’altezza del mio ombelico. Allora, seguendo un impulso istintivo, allungai una mano e lo toccai, lo accarezzai sul capo come un animale domestico. Ricordo la sensazione di freddo che mi trasmise quel contatto, così confermandomi la pietra. Al mio gesto l’animale scosse appena la testa in quello che interpretai come un segno di piacere. Aveva gradito la carezza.

    O forse no perché subito dopo, senza preavviso, con uno scatto repentino, il serpente mi morse alla gola.

    E qui s’interrompe il mio ricordo e di conseguenza il mio racconto. Oggi è il giorno del mio settantaseiesimo compleanno. Oramai sono diventato un uomo anziano e già da due anni ho lasciato il lavoro al negozio. Le mie occupazioni sono quelle di un tranquillo pensionato. La mattina in genere passeggio per il quartiere, sbrigo qualche commissione o faccio un po’ di spesa. Dopo pranzo riposo un’oretta. Spesso senza dormire rimango semplicemente coricato nella semioscurità con gli occhi chiusi. Nel pomeriggio poi mi dedico ai miei hobby. Amo disegnare e dipingere con gli acquarelli. A voi sembrerà strano, ma i miei disegni rappresentano sempre il medesimo soggetto: il panorama che scorgo dalla finestra del mio studio. La ripetitività mi dà una grande sensazione di pace. Quando non dipingo mi dedico agli scacchi. Durante tre stagioni, autunno, inverno e primavera, mi esercito quasi sempre da solo. Ma durante l’estate, che sono solito trascorrere al mare con la famiglia di mio fratello, ho occasione di sfidare i miei nipoti. Il maggiore di essi è stato campione di scacchi regionale, quarto classificato nazionale, eppure non mi ha ancora mai sconfitto. Forse, ho questo dubbio, mi lascia vincere per non darmi l’impressione di essere un vecchio.

    E del morso del serpente che ne è stato?
    È una cosa strana, ma con lo scorrere del tempo anziché insinuarsi il dubbio si è fatta in me sempre più solida la certezza della realtà di tutto quanto accadde. Del morso in verità non mi è rimasto alcun segno fisico, ma l’intero episodio è ben vivo nella mia memoria. Devo dire che ancora oggi, però, non mi riesce di dargli un senso. Anche se per carattere non sono un uomo che si lasci possedere oltre misura dalla curiosità, essa non si è affatto spenta, ma piuttosto come la brace che, quasi morta non muore mai davvero, è semplicemente in “dormiveglia”, sotto le ceneri, sotto tutti gli altri pensieri. Purtroppo vedo chiaramente che non potrò avere risposte ulteriori e finirò col portare le mie domande nella tomba.

    Ma quale fu il significato dell’episodio? Cosa mi accadde dopo il morso del serpente? Vi fu in me qualche cambiamento? Se vi fu non sono mai riuscito ad averne coscienza. Si manifestò quello che, forse, fu un miracolo. L’irreale, l’impossibile, il fantastico, mi si pararono d’innanzi, ma io continuai la mia vita di sempre.
    Forse avevo solo passato tanto tempo in quel parco, su quella panchina, da entrare in comunione con lo spirito del luogo. E questo spirito venne a fare la mia conoscenza, manifestandosi nella forma del serpente di pietra. Forse nella fretta dei passanti, nella fitta cascata dei pensieri incombenti dei pochi frequentatori del parco, nell’uomo contemporaneo, sempre di fretta e a volte così prigioniero del concreto e del quotidiano, così chiuso alle possibilità del fantastico e dell’irrazionale, lo spirito di quel luogo si era sentito solo. Immaginando naturalmente che anche uno spirito possa sentirsi pervaso dal medesimo senso di solitudine che così facilmente, a volte, pervade noi esseri umani.

    Al di là di ogni ipotesi, comunque, non aver scoperto il senso di questo episodio è per me un grande rimpianto.

     



    Il serpente di pietra | 4 Commenti | Crea un nuovo Account

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    Il serpente di pietra
    Contributo di: longobardo on Friday, 29 August 2014 @ 12:54
    Un uomo tremendamente solo alla ricerca di un punto di riferimento che diventa talmente importante da confondersi tra sogno e realtà. Ma perchè quel serpente dall'apparenza innocua si è poi avventato su di lui? Una rivincita della realtà sul sogno? O viceversa?
    Comunque sia questo è un testo ben costruito e ben scritto.

    ---
    longobardo

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    Il serpente di pietra
    Contributo di: Elysa on Sunday, 31 August 2014 @ 10:48
    senza dubbio quando si resta molto in luogo si inizia ad entrare in contatto con ciò che ci circonda anche in modo spirituale, ci sono studi che indichino come le vibrazioni, anche degli oggetti inanimati come le pietre, possano interferire o comunicare con le nostre...racconto particolare e ben scritto, mi spiace per il rimpianto che ti porterai dietro di non poter capire perché successe tutto ciò...bravo.

    ---
    Elysa

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    Il serpente di pietra
    Contributo di: carabinakid on Monday, 01 September 2014 @ 21:05
    Sono contento per te, da noi le fontane pubbliche non sgorgano acqua da un pezzo in compenso però i lampioni funzionano. Ora detto questo parliamo del tuo mordi e fuggi e di quello che poteva cambiare, ma è rimasto uguale. E' stato un bene è stato un male non sta a me giudicare. Io ti posso solo ringraziare queste storie mi intrigano molto.
    Ciao

    [ ]

    Il serpente di pietra
    Contributo di: Armida Bottini on Thursday, 04 September 2014 @ 08:14
    Un racconto scritto splendidamente, 30 e lode a Pietro. Chissà, forse il morso era solo un bacio, un succhiotto per dirti grazie, ciao amico.

    ---
    Midri

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