Settembre

Tuesday, 24 June 2014 @ 11:00

Leggi il profilo di: Robin

Sembra incredibile ritrovarmi qui oggi a passeggiare con lei, come in quel settembre di tanti anni addietro, insieme a percorrere quel lungo e stretto viale del mio quartiere natio davvero simile ad un malfatto pentagramma sul quale noi siamo adesso due note stonate.

Non so per quale motivo la mia mente si era lanciata in quell’ardito paragone, probabilmente perché la sensazione che provavo era quella di sentire me e lei fuori posto, come non facessimo parte di ciò che ci circondava, come se fossimo, appunto, due note musicali di una differente melodia.

La osservo come si osserva un album di vecchie foto e socchiudendo gli occhi tento di immaginarla come una volta e, forse aiutato dalla pietosa grazia della penombra di quell’ormai inoltrato pomeriggio, credo quasi di riuscirci.

Con lo sguardo falsato dai ricordi lei mi appare come in quel lontano settembre e proprio in quei momenti comprendo come gli episodi più dolorosi della nostra vita siano quelli più belli, proprio perché vivendoli essi si allontanano da te per sempre, senza che possa far nulla per impedirlo e, soprattutto, senza alcuna speranza di poterli un giorno ritrovare.

Continuiamo a muoversi in silenzio sul bordo di quel viale un tempo privo di asfalto, fino a giungere su un piccolo spiazzo erboso costretto tra i mattoni delle case, un ritaglio di verde dove una vecchia panchina in ferro corrosa dal tempo affiora simile alla carcassa consumata di un bizzarro animale.

Una leggera nebbia avvolge i grigi palazzi popolari tutt’intorno, sgraziati edifici scorticati dagli anni che come brutte scatole di cartone circondano quel luogo già squallido, rendendolo ancor più sinistro e opprimente.

Il cielo scuro delle prime ore della sera unito a quella sottile nebbia mi davano la sensazione di stare all’interno di una gigantesca palla di vetro, come quella dei souvenir con qualche casetta dentro e la neve che viene giù capovolgendola.

Il nostro aspetto tradiva la mia già tenue speranza che non fossimo poi tanto cambiati, la guardavo, mi guardavo, e avevo la sensazione di osservare due vecchi giocattoli passati sotto le mani di mille bambini: qualche parte qua e là rovinata, qualche altra ormai irrimediabilmente persa ma, nonostante tutto, ancora non gettati via.

Le idee con le quali un tempo credevamo di cambiare il mondo ci rendono adesso più simili a dei patetici vecchi piuttosto che a dei maturi rivoluzionari: ma il tempo è così, durante l’età dei sogni credi di averlo amico e di poter realizzare insieme a lui qualunque cosa ma poi, improvvisamente, ti volta le spalle e inizia a correre all’impazzata, trasformandosi in un inesorabile nemico.

Frastornato dal rumore dei miei pensieri, solo allora mi accorgo delle sue labbra in movimento ma, nonostante questo, non odo alcun suono, come fossi divenuto improvvisamente sordo: tutto intorno sembrava simile ad un vecchio film privo di colori e suoni.

Ripensai allora al tempo nel quale mi credevo capace di sfidare il mondo, chiusi violentemente gli occhi quasi a farmi male, desiderando disperatamente che, in un modo o nell’altro, non importa in quale luogo e in quale tempo, possa un giorno ancora ritornare quel lontano Settembre.

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