La forza del dovere

Monday, 05 May 2014 @ 10:00

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Lento il corteo sfilava sotto il sole d'un'estate che in fondo allo Stivale mai non viene meno al suo dovere. A fatica avanzava Martina, le gambe pesanti più del piombo, umido un fazzoletto. Appena davanti a sé, alcune figure in divisa scura; una d'esse, decorata, le tempie brizzolate, l'aveva tenuta stretta a sé paternamente poco prima. Alla spalle di Martina, due giovani donne, il capo chino forse più di quanto la circostanza non richiedesse. Mancava la piccola Cristina, rimasta a casa, accudita da una prozia. Due giorni prima, una telefonata: "Pronto? Ciao, Martina. Sì, sì, sono io, me l'hanno accordata... No, volevo solo dirti questo. Adesso corro a preparare la valigia, perché mi tocca fare il turno di notte; partirò domani, appena terminato il servizio: il treno dovrebbe partire alle 7,18 e arrivare, ammesso che sia puntuale, verso l'una. Per una decina di giorni potremo finalmente portare al mare la bambina, che ne ha tanto bisogno". Dopo aver riagganciato il ricevitore, Francesco aveva lasciato la cabina telefonica ed era risalito in macchina, diretto verso il piccolo appartamento che lo ospitava, per fare la valigia. D'un tratto, un fuggi-fuggi catturò l'attenzione del giovane carabiniere. Scese immediatamente dall'auto e diresse al fiume, dove già era radunata una piccola folla. Due giovani donne, sbracciandosi disperatamente nell'acqua, invocavano aiuto. Generosamente, senza riflettere un solo istante, Francesco si gettò in acqua e già la schiaffeggiava con le sue braccia vigorose. Raggiunse la prima delle due ragazze, la cinse con un braccio, la riportò a riva e si rituffò immediatamente per il secondo salvataggio. Nell'acqua, divenuta all'improvviso più ostile, ora Francesco avanzava più lentamente. Raggiunta la seconda sfortunata ragazza, terrorizzata perché ormai semiannegata, l'agente dovette faticare non poco per ricondurla a riva, perché la giovane donna si dimenava come una forsennata. Appena giunto a riva, stremato, s'avvide che gli mancava la pistola d'ordinanza: il convulso dibattere della donna aveva fatto sì che gli scivolasse in acqua. Quale superiore, per quanto severo, non avrebbe perdonato all'agente lo smarrimento nell'acqua dell'arma affidatagli, dopo l'eroico duplice salvataggio? In fondo, l'avrebbe potuta recuperare successivamente, appena avesse riacquistato le forze. Ma il senso del dovere innanzitutto, a qualunque costo, e fu di nuovo in acqua. Raggiunto, ormai sfinito, il punto in cui aveva effettuato il secondo salvataggio, s'immerse nelle acque profonde del fiume mentre gli astanti, preoccupati, assistevano dalla riva al recupero ella rivoltella. Dopo un'estenuante attesa, l'agente dell'"Arma" riemerse; una seconda immersione però fece capire inequivocabilmente che il primo tentativo era andato a vuoto. Riemerse per la seconda volta e poi di nuovo giù, a scrutare accuratamente il greto. Stavolta il fiume, impietoso, forte gli cinse i polsi e le caviglie, mentre avvertiva la forza come d'un macigno gravare sul petto. Vide Cristina, a un tratto, non più bambina: la vide già donna , avvolta da un abito bianco, gridare papà. E mentre il sangue tambureggiava forte sulla tempia e l'abbraccio dell'acqua diveniva ancor più gelido, vide quell'abito bianco perdere pian piano il suo candore e divenire più scuro, sempre più scuro, fino ad assumere il nero colore del fondo del fiume.

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