Succede anche che arrivino così...

Tuesday, 29 April 2014 @ 10:30

Leggi il profilo di: maripiero

Mi svegliai serena quella mattina luminosissima e fredda di dicembre: quasi-inverno, diceva il calendario, ma ai primi del mese il termometro era sceso a meno sei... e la mia centoventisei aveva già indossato, sul rosso della lamiera, il suo argenteo soprabito invernale a fiori.

Diceva anche, il calendario, che era il mio compleanno, così quando comparvero in cucina alla spicciolata le mie due figlie e mio marito, fui la prima a sorprendermi delle mie parole: - Oggi, se ve lo ricordate, è il mio compleanno e per regalo voglio un gatto, un gatto grigio! E se non me lo regalate, il primo che trovo, me lo porto a casa. -
Tre paia d'occhi mi guardarono stupiti. Senza far parola si sedettero a mangiare in un silenzio inusuale. Poi via, tutti a scuola... ed io al lavoro.

Ed eccoci di nuovo tutti insieme all'ora di pranzo: attendo domande, spiegazioni ma nessuno dice nulla ed io nemmeno, già rassegnata. Il giorno prima era arrivata S. Lucia, con i suoi doni, che da noi anticipa il Natale e le bambine avevano solo fretta di giocare, mio marito di rilassarsi in poltrona ed io di correre via.

C'è pubblico intorno alle sedici in biblioteca: tanti ragazzi e solo qualche adulto, quando lo squillo del telefono sorprende il sommesso brusio di alcune voci e il fruscio delle pagine sfogliate. Mi affretto a rispondere: - Mamma, mamma! Concitata la voce di mia figlia nella cornetta, mamma, dice ancora, non sai... ma c'è un gatto giù in giardino che cammina avanti e indietro lungo il muretto, un gattino grigio!

- C'è vostro padre? - rispondo

- No, è uscito un momento, ma torna subito.

- Non fate niente fino a che non torna, mi raccomando, deciderà lui.

Due ore e mezzo abbondanti mi separano dal rientro (e tanti anni dai fatti), ma ancora ricordo la calma attonita nella quale le trascorsi. Non suonai il campanello intorno alle diciannove, aprii con la mia chiave, per sorprenderli, forse. Li trovai tutti in cerchio, al centro il gattino, seduto tranquillo con la coda avvoltolata attorno a sé in quella posa perfetta, propria dei gatti.
Grigio come la cenere, - nato ad agosto, di quelli che amano stare accanto al fuoco pensai -, mentre lo fissavo e lui pure, per la prima e unica volta intimorita da quello sguardo interrogativo.

Lo chiamammo Tobia. Amava la musica e si dilettava a suonare il pianoforte, ma non come fanno tutti i gatti camminandoci sopra. No, lui si sedeva composto sullo sgabello, la coda a penzoloni a mo' di frac e aggrappato con la zampina sinistra alla tastiera, cercava appassionatamente con la destra la sua melodia.

Apprezzato musicista, lo soprannominammo poi Beethoven.

Succede che arrivino anche così, come evocati, i gatti...





NdA: Al rientro quasi immediato del padre, le bambine scesero e trovarono il gattino seduto sullo zerbino all'ingresso del condominio, come in attesa che gli aprissero il portone.

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