Tra il dolore e la noia

Tuesday, 22 April 2014 @ 14:30

Leggi il profilo di: Carmen

Oggi non riesco a stare al mondo, neppure da sola.
Non sopporto nemmeno la mia presenza a me stessa perché mi dà funesti pensieri e noia. Non riesco a pensare a nulla che mi alleggerisca questa noia: sto qui tra caffè e pensieri …..sempre gli stessi, tormentosi, insinuanti: “ricordi la depressione post partum, quando piangevi con in braccio la piccola E.? ” E ….”ricordi quando lui non ti aiutava e ti guardava di sbieco, senza amore, senza compassione?”.

Si. Ricordo anche il vento, sbatacchiavano le finestre della corsia, in ospedale; Scendevano lacrime di disperazione: io, una bambina, in corsia da sola, senza nessuno, con una bimba in braccio la cui vita dipendeva da me! Mi sentivo come uno di quei malati di mente che vanno avanti e indietro nei corridoi delle loro prigioni, per cercare di distogliersi da immagini terrificanti che solo i loro occhi vedono e che non riescono a scacciare.
***
La mia E., ricordo, com’era piccola… Aveva fame, il mio latte non arrivava….
Ricordo l’amore infinito che ho provato per lei, sempre...
Non la lasciavo mai sola, malgrado il mio tormento. Non volevo che, fin dalla nascita, si sentisse separata da me, da sua madre. Mia madre commise quell'errore per ignoranza e per dolore. IO NO! Bisogna sormontare il dolore in questi casi, fino a recitare di star bene perché nessuno capisca.
Ben presto arrivò il farmaco...fu necessario.
***
Oggi che diavolo ho? Ho voglia di urlare….
E’ una delle tante sfumature del mio annoso disadattamento esistenziale-depressivo che rompe gli argini della calma artificiale.
Vorrei sapere come agisce nel cervello quella mezza compressa di veleno quotidiano, come le sue sostanze si frappongono tra me e il male, quale filtro creano tra me e la vita.
Mi volto: osservo i miei colleghi.
Ma come riescono ad essere sempre uguali al giorno precedente, al mese precedente...
Mai un moto di ribellione, un desiderio di urlare forte contro un cielo vuoto...che so... contro il passato, il presente, il tedio….. mai……!
Penso a mia madre che è agli sgoccioli della sua vita.
E quel poco che so della sua vita, quel poco che ricordo, mi passa davanti. Spero che piangerò forte quando la vedrò nella bara.

E se invece rimanessi in silenzio come bloccata, in attesa che il ricordo risvegli i miei sentimenti soffocati, malati, dimenticati?
In attesa - che bella locuzione!
In attesa di un bimbo, di un cambiamento, della guarigione.....del latte che non arrivava...

Quante volte mi sforzo di mettere insieme più ricordi possibili che riguardano mia madre. Non riesco quasi mai. Ma ricordo com'era strano il suo armadio quando lo guardavo coi miei occhi di bambina...spuntavano foulard come per magia e una scatoletta tonda di rame dove lei aveva conservato la sua treccia di ragazza.
***
Sto scrivendo senza sapere perché. Per noia. Sì, per noia.
Poco fa, un mio collega, mentre stavamo parlando della gelosia verso chi si ama (o si crede di amare) ha interrotto il mio discorso per dare udienza ad un altro collega che entrava, un insensato cadavere marcescente con la maglia a righe e nella testa solo due neuroni:
uno per pensare al calcio e l’altro per lavorare col pc.
Stamattina, in treno, ho cominciato a leggere uno dei libri della mia biblioteca: Nietzsche: l’Anticristo (critica al Cristianesimo).
Ve ne consiglio ardentemente la lettura; è una disamina lucidissima delle ragioni per le quali il Cristianesimo si è affermato creando mandrie di miserabili baciapile.
S. Paolo viene definito un "disevangelista", un ipocrita, un genio della vendetta, del risentimento.
Il filosofo aveva ben ragione nell’affermare che non è per nulla vero che siamo tutti uguali. Posso mai sentirmi uguale ai miei colleghi che, come dicevo prima, sembrano automi telecomandati dalle convenzioni sociali e dalla funesta educazione addomesticante ricevuta? Non sono miei i loro panorami mentali, il loro superficiale “qualunquismo” emotivo.
Perché sono così indifferenti?

Comunque, tornando alla mia lettura: “quanto risentimento c’è anche in me!” .
“S’io fossi foco arderei il mondo!”, scriveva Cecco Angiolieri nel XIII sec.! Mi trova sempre in sintonia questa frase! Sempre d'accordo.
Beh….mi congedo. Ho messo nero su bianco questi inutili pensieri. Non mi sento meglio e vorrei solo dormire. Non ho nemmeno più la voglia di urlare.

Carmen

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