Noi x 2

Wednesday, 26 March 2014 @ 14:00

Leggi il profilo di: Riccardo Vandoni

“Non lo vedi che sono carica come un somaro? Me la vuoi dare una mano?” ringhiò Gabriella, appena entrata. Gianni scoprì all’istante che lei era meno desiderabile del solito. Un ritorno alla realtà duro, improvviso, violento.
Aveva deciso di vivere con Gabriella sette anni prima e la loro convivenza aveva conosciuto alti e bassi. La dote della compagna che più lo attirava, ancora oggi, era il suo aspetto fisico. Gianni si stupiva che una donna così bella avesse scelto proprio lui e questo in qualche modo eccitava il suo amor proprio. Quando andavano in giro, mano nella mano, Gianni era orgoglioso della sua compagna e spiava gli sguardi degli estranei, spesso indiscreti, con piacere. L’accompagnava a fare shopping sapendo che avrebbe fatto girare mille teste e compiacendosi di essere lì con lei. Lei assecondava il suo narcisismo riflesso e sembrava addirittura eccitarlo. Si vestiva sempre con molta libertà: minigonne esasperate, promettenti scollature, calze coloratissime. Era effettivamente affascinante e lo sapeva. Gambe lunghe ed affilate, seno perfetto e non aggressivo, occhi azzurri e profondissimi. Quando camminava per il centro non passava certo inosservata.
“Potevi citofonarmi. Ti avrei accompagnata…” ribattè Gianni quasi per scusarsi “Non sono andato a lavorare, oggi…”.
Le si avvicinò per aiutarla. Gabriella si diresse di scatto in cucina e si chiuse la porta alle spalle.
“Ancora una giornata infernale” pensò Gianni titubante se seguirla oppure abbandonarla alle sue rabbie. Alla fine decise di tornare al suo libro e di vedere che piega avrebbero preso gli eventi senza interferire su di loro. Gabriella, dopo pochi minuti, gli passò davanti con passo risoluto e, sbottonandosi la camicetta di raso blu che Gianni le aveva regalato per il suo ultimo compleanno, si diresse silenziosa verso la camera da letto…


Sentì l’acqua battere sulla tenda della doccia. Erano anni che Gabriella tornava a casa e si immergeva nell’acqua. O un bagno o una doccia, non importava. Lei aveva con l’acqua un rapporto privilegiato. Gianni si diresse verso la camera da letto in preda ad un riflesso condizionato. Vide, sbattuta sul letto disfatto, la camicetta di raso blu che lui aveva meticolosamente scelto tra mille cose e dalla porta del bagno intravide la tenda discosta della doccia. Il corpo di Gabriella che a momenti si intravedeva ed in altri scompariva era qualcosa a cui lui non si era mai abituato. Le sue natiche sode, il seno da bambina, i capezzoli duri e protervi erano qualcosa a cui non poteva resistere. Si diresse verso la doccia spogliandosi e si infilò con lei sotto l’acqua.
Gabriella non si voltò nemmeno. Premette i suoi glutei sul ventre di Gianni, poi si inarcò a soddisfare il suo desiderio. Le gocce le cadevano violente sulla schiena e seguivano il declivio dei suoi fianchi e poi delle cosce fino a spegnersi stancamente in terra. Per minuti lui la strinse, la palpò, si bagnò violentemente con lei, poi il suo desiderio così com’era venuto si dileguò, si spense in un ultimo gemito irreale.
L’acqua che cadeva dall’alto gli sembrò ora più violenta, cattiva e si ritrasse perplesso quando l’ennesimo schiaffo d’acqua lo colpì con ferocia. Lei si voltò di scatto: aveva occhi cattivi, occhi che Gianni non aveva mai visto….
Si buttarono sul letto ancora bagnati e il silenzio li avvolse come una coperta gelata. Stettero così per un tempo che a Gianni sembrò interminabile. Ora il contatto fisico era terribile, ostile, addirittura astioso. Avvinghiati poco prima ed ora distanti anni luce. A Gianni quel silenzio e quella distanza parvero irreali anche se li sentiva, vivissimi, sulla sua pelle. Ruppe il silenzio violentandosi.
“Gabri, perché mi hai guardato con quegli occhi, prima? Che ti ho fatto?” le disse carezzandole i fianchi ancora caldi. Lei lo guardò fissa e, senza dire nulla, si voltò dall’altra parte.
Fu una notte terribile. Il caldo era insopportabile e Gianni uscì e rientrò nel letto a ripetizione. Alla fine, stremato da quell’andirivieni, decise che la sdraio in terrazza sarebbe stata la sua destinazione per il resto della notte. La serata era magnifica e Gianni scoprì nel cielo una miriade di stelle. Da quanto non guardava il cielo con occhi da bambino? Si ricordò delle nottate in campagna, del cannocchiale che gli aveva regalato suo padre per Natale, della scoperta di Giove, di Saturno e dei suoi anelli e sentì dentro di sé la stessa emozione che aveva provato osservando gli incredibili crateri, sulla luna. Quanti anni erano passati? Quante complicazioni aveva costruito, nel frattempo, nella sua testa? Provò una nostalgia struggente delle sue stelle da bambino e fissando quella che gli sembrava più luminosa, si addormentò dolcemente…


Tratto dal romanzo "Noi x 2" di Riccardo Vandoni e Sara78


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