Due centesimi

Tuesday, 18 February 2014 @ 17:00

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1
Cinque posti vuoti, uno accanto all’altro. Perfetto. Nel brulichio rumoroso di quella gradinata, che fossero rimasti liberi così tanti seggiolini vicini era un miracolo. Vederli, altrettanto. Luca allora ci si fiondò di schianto, sebbene fosse solo, anzi, proprio per quello. In fin dei conti lui voleva solo evitare occasioni di contatto con altri. A quello tanto ci avrebbe pensato il suo Iphone. Quel coso continuava a vomitargli email, ed erano tutte insulse, tutte velenose, tutte codarde. Luca salì la gradinata e nel frattempo gli dette un‘occhiata. L’ennesima sbirciata impaurita. Era fuori dall’ufficio solo da un’ora, e le email non lette erano già un’infinità. Ma Luca non era uscito dal lavoro, lui era scappato.
<<ahh, via così presto>> squittì la Marta, lasciando in sospeso una finta espressione di sorpresa in un ghigno che doveva simulare un sorriso. Puro veleno. Avrebbe ucciso, o l’avrebbe data a chiunque per un pezzo di carriera. Forse aveva già fatto entrambe le cose. Quella battutina doveva servire solo a sottintendere allora-non-fai-un-ca**o, allora-sotto-sotto-sei-un-lavativo. Il dramma era che anche gli altri facevano lo stesso giochino scemo.
Comunque, via-così-presto, un ca**o. Erano le quattro del pomeriggio e Luca era pure in ritardo per la gara. Correva Francesco, suo figlio. Tutto di fretta allora, troppo di fretta, però. Un paio d’incidenti sventati, limiti di velocità aboliti, qualche vecchietto schivato all’ultimo secondo, carico d’impropri presi in pieno, ed una volta nel parcheggio del palazzetto, di colpo nel primo posto libero. Perfetto si disse tra se e se, ma troppo presto. Un attimo dopo, ed ecco un botto. Come-ca**o-ho-fatto-a-combinare-questo ? scandì incredulo il suo pensiero. Non era giornata via, come d’altra parte non lo era stata quella prima, quella prima ancora e come forse non lo sarebbe stata quella dopo. Fanale della macchina rotto ed ammaccatura grossa come un piccolo cratere. Nella sfiga però, un po’ di fortuna. I danni erano solo nell’altra macchina. Suv contro utilitaria, uno a zero. Guardò il fanale e quel piccolo cratere, poi si guardò intorno sospettoso. Nessuno l’aveva visto. Me ne vado, lascio la mia assicurazione, me ne vado, lascio la mia assicurazione, me ne vado, lascio la mia assicurazione. Decise di fare il menefreghista.
2
<<salve è libero questo posto ?>>
Due posti liberi a destra, due posti liberi a sinistra. No, non poteva durare. Luca lo sapeva, anche se non arrivò neanche a cinque minuti.
Abbronzata, viso botoxato, frangetta nera sopra gli occhi.
<<certo che è libero>> dissimulò Luca una risposta dubbiosa per quel viso conosciuto, ma non riconosciuto. Uno, due, tre secondi. Alla fin fine gli ci volle poco per associarlo a qualcuno. La signora Giorgi, ecco chi era. Ma più giovane, più liscia, più, più tirata. Si conoscevano perché il figlio di lei doveva essere un amico di Francesco. O era una figlia ? Non aveva la più pallida idea, e non fece niente per schiarirsele. Lei comunque prese a parlare con la stessa intensità con la quale il suo Iphone vomitava email. Anche l’effetto lì per lì fu simile. Scoprì allora subito che suo figlio si chiamava Giacomo, ed era lui ad essere amico di Francesco. Lui quel giorno gareggiava nel salto in alto, era un fenomeno in quello sport, ma lo era anche nel nuoto, nel basket, e nella corsa, come lo era anche nello studio. Avesse potuto gli avrebbe anche detto che aveva un uccello di trenta centimetri e che da lì a diventare mr. universo era questione solo di tempo. Gli disse tutto questo e forse anche altro, ma Luca si fece distrarre da quelle sue tette incredibilmente antigravitazionali, strizzate da una camicia stretta al punto giusto.
Faccio anch’io la parte del padre col figlio fenomeno, o no ? Si crogiolò Luca per qualche secondo. Figlio fenomeno, figlio normale, figlio fenomeno, figlio normale. Finché lei, la signora Giorgi dopo un attimo di silenzio cambiò completamente discorso, o forse l’aveva già fatto e Luca semplicemente non se ne era neanche accorto.
<<ora però ho bisogno di staccare un po’>>sospiro di fatica <<sto cercando qualche bella meta per andare in vacanza, c’è uno stress a lavoro che non ti dico>> e contemporaneamente gli appoggiò la mano sul suo braccio.
<<stress su lavoro ? meglio stare zitti>> rispose lui mogio, mogio, mentre tra se e se baluginò un dubbio: ma che sta facendo ? sta ammiccando ? Le sue tette antigravitazioni, la sua voce melliflua, la mano appoggiata e lasciata sul braccio sembravano dirgli proprio questo.
<<e dove pensi di andare ?>> continuò lui
<<Brasile. Ho un paio di settimane, pensavo di andare là>>
<<Brasile ?>> replicò con la faccina ebete che ad alcuni uomini viene al pensiero di una donna. Lei era Camila, e l’aveva conosciuta là, in Brasile, due anni prima. Perfetta, forse troppo visto che alla fine si era approfittata della sua debolezza per le gambe lunghe, ed il culo tondo per appiccicarcisi addosso. Ma lei non era interessata solo ai suoi quattrini. Voleva essere portata in Europa.
<<si, Brasile, perché ? ci sei mai stato?>>
<<ah si, anni fa>>
Lei allora prese a mitragliarlo di domande. Una volta finita la raffica, continuarono con lo stesso andazzo, ma su altri posti. Chi ne disse uno, chi ne suggerì un altro, chi accennò ad uno in cui era stato, chi ad uno consigliatissimo da amici.
Lì ridestò il colpo dello starter. O meglio ridestò lui che era in attesa della corsa del figlio. Lei se ne accorse <<ma quando gareggia Francesco ?>> mano di nuovo appoggiata sul braccio, occhioni fissi a guardarlo, piccole rughine che lo circondavano. Altra iniezioncina di botox, please.
<<ma non so, tra poco, una decina di minuti, con questo scoppio avevo pensato di essermi perso la partenza>> replicò Luca continuando al contempo a fissare il campo di atletica per vedere se scorgeva qualcosa. L’unica cosa che riuscì a scorgere però fu il sedere di una ragazzotta spremuto in un paio di shorts rossi. Certo che poteva essere sua figlia. Provò anche a vergognarsi per questo, ma fallì miseramente.
Nelle piste, le gare, una dopo l’altra si stavano susseguendo tra il brulichio mai arrestatosi delle gente assiepata sugli spalti ed urli di qualche genitore impazzito. Ne aveva accanto proprio uno. L’Iphone invece continuava a vomitare email. Non l’aveva più guardato, ma di quel vomitio era sicuro.
Dove ho sbagliato ? si domandò in quel momento, come oramai faceva troppo spesso. Non lo sapeva, ma di certo oramai sapeva che si, la signora Giorgi, anzi Laura, perché era col nome che gli aveva detto di chiamarla, ci stava provando.
<< il tuo invece ? quando corre ?>> continuò lui
<<penso abbia già fatto, sono venuta solo a prenderlo>>
<<il mio aveva insistito così tanto, ci teneva troppo che venissi a vederlo>>
<<anche il mio, sai, ma non ce l’ho fatto proprio>> sorrise lei <<te l’ho detto, il lavoro, appuntamenti inderogabili>>
<<già, capisco>>
Lavoro, impegni, futuro. Luca e Laura, allora la buttarono sul classico. Si raccontarono le cose importanti che facevano, le responsabilità che avevano, la carriera che cresceva. Cazzate, era una merda. Almeno per lui. La palude di invidie, cattiverie, sospetti, indolenza che era il suo lavoro aveva trasformato tutto in fastidio. Tutto, anche le più piccole cose ormai lo irritavano: il biasciare di una gomma masticata, gli squilli del telefonino, a volte il semplice parlare. Fare un po’ carriera non fece che accrescere tutto questo, anzi, in più gli tolse ogni residuo di tempo.
Scoprirono anche che lavoravano entrambi in centro, e quindi come non trovarsi per fare pausa pranzo insieme. Subito fissato per il giorno dopo.
Ora era certo. Lui stava ricambiando alle sue avances. Un breve incrocio di sguardi intensi il giusto certificò questo. Civettarono, ma per poco, finché un <<pa..pa>> urlato l’interruppe. Era Francesco.
<<che ci fai qui ?>> faccia perplessa di Luca <ma te, te non devi correre ?>>
<<ma come devo correre ?>> rispose crucciato << te l’ho detto mille volte l’ora della gara, ho già corsa un ‘ora fa>>
<<ah..mi dispiace>> gli disse con la voce, ma anche con gli occhi. Quest’ultimi furono più convincenti <<ma come è andata ?>>
<<niente da fare, ca**o, per due centesimi, ca**o, non sono riuscito a passare alla categoria superiore, per due centesimi, ca**o >> era infuriato
<<mi dispiace>>
<<già, anche a me, e solo perché sono scivolato alla partenza, ma un niente, impercettibile, ma è bastato>>
<<magari avrai un’altra occasione>>
<<non so, vediamo, non so se avrò ancora voglia di riprovarci>> faccia scoraggiata
<<va beh, andiamo andiamo a casa vieni, ah già ma la conosci la signora Giorgi, no ?>>
<<si..si. scusi che non l’ho salutata, ma mi girano non sa quanto>>
<<capisco, non ti preoccupare, ma l’hai visto Giacomo ? avrebbe già dovuto essere qui da un pezzo>>
<<Giacomo si è là in fondo>> dito rivolto alla base della gradinata
A quel punto anche la signora Giorgi, ops. Laura, si alzò. Fece un cenno a Giacomo, che però non vide assolutamente. Lui stava parlando con una ragazzetta con il top di una barbie e il seno di una maggiorata. Come dargli torto. Lo sguardo di Luca ci si perse ancora una volta. Provò di nuovo a vergognarsi, e di nuovo fallì miseramente. Anche Francesco fece la stessa cosa, ma con la signora Giorgi. Quella donna matura, soda al punto giusto e dalle tette antigravitazionali produceva il suo effetto. Soldi per l’addominoplastica affatto spesi invano.
Uscirono tutti e quattro dal palazzetto.
3
<<guarda hai un ciuffo fuori posto>> scherzò d’un tratto Luca sollevandole un ciocchetta che le cascava proprio sopra gli occhi. Francesco e Giacomo erano troppo indietro per sentire lui che faceva il cascamorto, mentre lei ricambiava con risatine da sedicenne.
Certe donne si assomigliano tutte, pensò Luca in quel frangente. Donne dalle labbra grosse ed il fondo tinta di due centimetri, donne sposate con fantasmi vivi solo con altre donne, donne dal culo grosso e nessun soldo per la liposuzione, donne vestite come le loro figlie e con figlie brave a svestirsi come le loro madri, donne in lotta per gli alimenti, in lotta con i figli, e sconfitte da tutto il resto, donne dal viso botoxato, ed un serie di vestiti che non prevedevano respiro, donne con gli occhi grandi e vuoti e le rughine intorno, donne dalla felicità dissimulate e vacanze esotiche inventate, donne dalle vite sbagliate, guaste, dalle vite imperfette come la sua, quella di Luca Bardi quarantotto anni una ex moglie scappatta con un omeopata grasso, un lavoro che odiava, colleghi che odiava, ed una domanda appuntiva come un punteruolo che gli faceva un male maledetto: dove ho sbagliato ?
Lui faceva il cascamorto, lei la sedicenne scema, poi d’un tratto
Ripensò ai due centesimi di Francesco. Già, due centesimi. Proprio questi. Ecco, ma valli a ritrovare questi due centesimi, ci sorrise sopra Luca. Due centesimi e sei quarto, due centesimi ed hai sbagliato tutto. Un‘infinità doveva averne accumulati. Due centesimi, spiegato tutto, eppure spiegato nulla.
<<noooo>> era Laura. Fine del cascamorto, fine della sedicenne scema, fine dei pensieri sui due centesimi.
Erano di fronte alla sua macchina <<chi ca**o è stato lo str**o>> sputò acido lei.
Toh il cratere
<<ma che, ma che è successo ?>> si preoccupò Giacomo
<<Laura>> esclamò Luca, improvvisamente felice di aver cambiato posto alla sua macchina.
Lei però continuò a lamentarsi, e ad inveire. Dosi di veleno sopra quegli *censurata* anonimi.
<<già proprio degli *censurata*>> acconsentì sempre più annoiato Luca, la mano deliacamente a sfiorare la spalla. Ma una volta soltanto.
Lei non riuscì però a calmarsi, ed alla fine fece solo finta, ma solo quando si dovettero salutare. Con Luca però si scambiò uno sguardo d’intesa per il giorno dopo.
<<ah quasi mi dimenticavo>> si voltò Luca dopo pochi passi <<Giacomo come è andata la tua gara ?>>
<<tre nulli, sono stato eliminato>>
Alla faccia del fenomeno.

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