Un tranquillo giorno in banca

Monday, 17 February 2014 @ 11:00

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Il banchiere uscì di casa verso mezzogiorno per recarsi in ufficio. Si era destato da appena mezz’ora, ma d’altra parte non era necessario alzarsi presto. Lavorava solo quando ne aveva voglia, i soldi arrivavano comunque.
Quel mattino indossava un fraack nero, abbinato con i pantaloni, e un paio di scarpe scure, rese lucide dal grasso di foca. Il suo occhio sinistro era poi impreziosito da un monocolo settecentesco.
Andò a lavoro a piedi, e decise, per incominciare alacremente la giornata, di passare per il quartiere abitato da minatori, contadini, stranieri e prostitute.
Il quartiere dei morti di fame insomma, dove un pezzo di pane distingueva il ricco dal povero.
Il nostro banchiere si divertiva a passare da lì, col suo sorriso a quaranta denti stampato in volto.
Il viso paffuto l’avrebbe fatto sembrare innocuo, quasi buono, se non fosse per la cattiveria che gli si leggeva negli occhi piccoli: due sfere che galleggiavano nel grasso della faccia.
Essendo di buon umore, si esibì in uno dei suoi numeri preferiti: avvicinò un poveraccio e gli porse una bottiglia d’acqua; poi fingendo di inciampare ne rovesciò il contenuto per terra.
La faccia del disgraziato in pochi attimi mutò dalla gioia ad una rabbia disperata, e ciò fece ridere assai il banchiere.
Era cominciata bene la giornata. Si gustò l’immagine del disperato che leccava la terra umida, poi proseguì per andare al lavoro.

Arrivato nel suo ufficio, si tolse il soprabito, poi passò a salutare la segretaria, e andò a sedersi alla sua scrivania di cristallo puro.
Teneva un piccolo mappamondo là sopra. Gli fece fare mezzo giro sfiorandolo con i polpastrelli della mano sinistra.
Cominciò la sua routine: innanzi tutto apparecchiò il solito mix di alcol e droghe dosati come piaceva a lui. Li teneva nei cassetti della scrivania.
Dopo che ebbe preparato il suo sballo quotidiano, si slaccio i pantaloni, e tastando a tentoni sotto la scrivania, toccò in testa la sua serva dodicenne, che era lì sotto, come ogni giorno, per rendere i servigi al suo padrone.
Non ci dilunghiamo sulla storia di questa giovane. Ci basta dire che il banchiere la vide nel quartiere dei poveri, gli piacque e la comprò dai suoi genitori al prezzo d’un pezzo di pane, che ebbe la cura di scegliere tra il più ammuffito che avesse.
<<Puoi cominciare>> fece alla giovane inginocchiata sotto il mobile, tra le gambe divaricate del banchiere.
Ella obbedì: gli tirò fuori il pene dai pantaloni, e palpandolo cominciò a farlo drizzare; mentre sopra la scrivania, il nostro si accingeva ad assaporare il mix di alcol e droghe, che quel giorno consisteva in un bong di assenzio ed eroina da fumare.
Prima che iniziasse, bussarono alla porta dell'ufficio:<<Avanti>>, fece lui un pò scoccciato. Entrò la segretaria: <<C'è da firmare tre documenti, signore>>. Aveva avuto ragione ad essere scocciato:<<Uffff......dammi qua presto>>. Mise qualche scarabocchio sui fogli che gli porse la segretaria, la quale dopo essersi complimentata per il gran lavoro fatto dal suo padrone, disse che a momenti gli avrebbe portato il compenso. <<Veloce!!Veloce!!>> fece il banchiere giubilante.
La donna tornò pochi minuti dopo con un secchio pieno di soldi:<<Desidera che gli e li getti addosso?>> <<Si!!Si!! Mi piace>>, rispose lui agitando le gambe per l'eccitazione. Ricevette una secchiata di denaro in faccia. Gli dava un piacere orgiastico questo rituale.
Dopo essersi guadagnato la giornata potè passare al bong. Fumò e si allucinò in abbondanza. Vide di tutto: ombre deformate, se stesso morto a terra, città incendiate....ogni sorta di visione.
Intanto, la dodicenne per guadagnarsi il pane quotidiano, gli praticava il solito sesso orale, e lui,le premeva la testa contro il suo corpo sempre più forte.
Alla fine una scossa, dal pene gli attraversò la schiena, fino ad esplodergli nel cervello.
Gli parve come se gli fosse esplosa una bomba nella testa, ma era piacevole: tutto gli apparve più rilassante. Si sentì inghiottire dalla poltrona.
Il piacere assoluto l'aveva creato lui in quella stanza, non poteva esserci spazio per paradisi e fesserie varie. Questo pensò in quel momento, e le mille facce che lo circondavano, davano segni di assenso con la testa.
Si ripetevano quotidianamente queste manifestazioni, ma quel giorno riuscirono davvero alla perfezione.
Ad un tratto, nel pieno delle allucinazioni, sentì una porta aprirsi, poi una voce femminile: <<Attenzione signore>>. Era la segretaria, che gli gettò un'altra secchiata di denaro addosso.
Stavolta non furono graditi però, in quanto lo risvegliarono dal suo delirio allucinatorio. Tanta fatica a prepararsi il bong, sprecata malamente.
Si stropicciò gli occhi, bofonchiando parole a mezza bocca contro la cattiva segretaria, e riprese del tutto coscienza di sè.
Chinò la testa sotto la scrivania, e vide la dodicenne che piangeva. Era quasi morta soffocata per lo sperma che le era arrivato in gola.
Piangeva ed emetteva conati di vomito allo stesso tempo.
Il banchiere rise pensando al piacere che gli aveva fatto provare poco prima. Le mise una mano in testa e le scompigliò i capelli:<<Brava sei stata, veramente brava>>.


A pomeriggio vennero due amici a fargli compagnia: un importante dirigente di una multinazionale, ed un politico.
Il primo era un bell'uomo, ma un bello che ispirava ottusità: il classico alto, spalle larghe e sorriso smagliante sempre in vista.
Aveva la bellezza fine a se stessa di chi ha il nulla dentro.
Il politico invece era un tipo paffuto e basso, quasi senza collo. C'era un che di comico e goffo in tutto ciò che faceva, anche perchè portava dei pantaloni troppo larghi, ed era costretto a reggerli con le mani perchè non cascassero lasciandolo in mutande, e non sarebbe stato un bello spettacolo.
Questi due individui, quel pomeriggio si sedettero nell'ufficio del banchiere a conversare.
Non fecero grandi discorsi, niente che implicasse sforzi intellettivi maggiori di quelli che servono per parlare del meteo.
Avevano lavorato duro tutti e tre in mattinata.
Poi verso sera il dirigente vide la dodicenne e volle provarla. Lui aveva con se una diciottenne a rendergli servigi, e se quella fosse stata meglio, magari ne avrebbe presa una anche lui.
Il banchiere mugugnò un pò, poi disse:<<Va bene>>. Era una proposta ragionevole infondo.
Fece sedere l'amico alla scrivania ed ordinò alla serva di soddisfarlo in qualunque cosa chiedesse.
Ora c'era da sistemare il politico, non si poteva certo peccare nell'ospitalità.
<<Ti va di giocare a freccette?>>, chiese il banchiere.
<<Certo>>.
Il padrone di casa tirò fuori da un armadio un negro, che serviva da obiettivo, appunto per le frecce.
Lo aveva acquistato pochi mesi prima, ed era ancora in garanzia. Fino a quel momento non aveva dato problemi: mai che avesse scansato una freccetta, mai che avesse gridato basta. Sopportava tutto con la rassegnazione di chi sa che non cambierà mai nulla, e sa pure che nella vita il meglio che si può fare è aspettare dignitosamente che finisca.
Bè..era il minimo con quello che lo aveva pagato.
Il politico sembrò felice del gioco, <<Mi sfidi?>>, chiese al banchiere.
<<Gioca un pò da solo, io mi preparo un attimo un mix di droghe>>.
<<Va bene>>. Lanciò la prima freccia, non prese il negro. Era un pò fuori forma.
Il banchiere pregò gentilmente il dirigente di liberare un momento la scrivania, e di continuare con la ragazzina, sul pavimento.
Questi obbedì subito, aggiungendo che era molto soddisfatto e prebabilmente avrebbe cambiato la sua. Non c'era paragone.

Si era fatta sera, ed il banchiere seduto al suo posto con il bong in bocca si gustò la scena: il dirigente seguitava a gemere e urlare di piacere, mentre violentava la ragazza; il politico era molto migliorato con la mira, ed ora colpiva costantemente il negro all'altezza del petto, ogni tanto anche in faccia, dove valeva di più.
Tutti erano molto contenti.
Un altra dura giornata era passata. <<Quanto è bella la vita>>, fù l'ultimo pensiero che passò nella testa del banchiere, prima che si addormentasse, sopraffatto dalle droghe, con la faccia sulla scrivania.

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