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     Realtà   
     Tuesday, 07 January 2014 @ 10:15
     Leggi il profilo di: White Rabbit
     Visualizzazioni: 1634

    Racconti

    Aprì gli occhi. Faceva fatica a mettere a fuoco. Era mattina presto. Era nel suo letto. Lentamente girò la testa e vide lei. Sembrava dormire in una realtà diversa da quella di tutti i giorni, come se fosse sospesa da un soffice vento che accarezzava tutto il suo corpo.
    Andò a farsi la doccia e poi si vestì. Giacca e cravatta. Abbigliamento della realtà di tutti giorni. Ennesima giornata lavorativa. Otto ore in mezzo a quel labirinto di relazioni ipocrite e fasulle. Ma era parte della vita, di quella vita di tutti i giorni. Riunioni interminabili, telefonate che rimbalzavano da una scrivania ad un’altra, scontri di potere, soluzioni apparenti di problemi che non esistevano.
    Ma Christian era a suo agio. Era a suo agio in quella realtà costruita appositamente per le persone che non sanno cosa cercare e devo andare. Gli schemi erano chiari, sapeva destreggiarsi in ogni situazione, era rispettato, era temuto, sapeva come sopraffare gli altri. Non lo faceva con cattiveria o premeditazione, era solo il suo modo di muoversi. E non si può chiedere a nessuno di restare fermo.
    Ogni persona, ogni animale, ogni pianta, ogni nuvola, ogni goccia di pioggia ha bisogno di muoversi. E Christian si muoveva.
    I colleghi erano per lui delle pedine di un gioco più grande. I superiori erano anch’essi delle pedine e nel suo intimo forse si sentiva anche lui stesso una pedina. L’unico problema era che conosceva a perfezione le regole del gioco, ma non sapeva a che cosa stesse giocando. Forse solo con la sua vita.
    Era un mercoledì sera come tanti altri. O forse è meglio dire che era una mercoledì sera completamente diverso dagli altri, perché nella vita non puoi vivere due volte lo stesso mercoledì sera.
    Arrivò al loro bar preferito subito dopo cena. Il locale era abbastanza spazioso, tavolini da massimo quattro persone circondati da delle poltrone in pelle. La musica era piacevole, un dolce jazz di sotto fondo. Luci basse e un’atmosfera che sembrava fare tutto il necessario per farti sentire a tuo agio.
    Si sedette al tavolino, lei era già arrivata. Aveva una gonna blu fino a sopra il ginocchio, una camicetta bianca su cui cadevano i suoi capelli biondi. Aveva uno sguardo dolce ma sicuro di sé, e due occhi castani profondi. Lui le accarezzò il viso con una mano. Lei sorrise.
    Ordinarono una bottiglia di vino ed iniziarono a parlare. Ma forse chiamarlo ‘parlare’ potrebbe sembrare riduttivo. Era un volare verso mete sconosciute. Insieme. Tenendosi mano per mano. Lasciandosi per un breve momento per poi subito dopo ritrovarsi e raccontarsi a vicenda. Erano su una spiaggia a guardare un tramonto mentre rotolavano i propri corpi nella sabbia, erano sotto la pioggia a parlare con ogni lacrima che scendeva dal cielo, erano in un fiume dove potevano abbandonare i loro corpi alla corrente, erano seduti in mezzo alla strada ad osservare le macchine che passavano, erano dovunque volevano essere perché quello era il loro momento. Il momento del non essere.
    Finita la bottiglia di vino, andarono a casa di lei. Non fecero neanche tempo ad aprire la porta che si ritrovarono completamente nudi. Ma era il semplice proseguimento del volo che avevano iniziato. Il sesso era una fotografia di un album che stavano creando insieme, una fotografia che non aveva né meno né più importanza delle altre fotografie dell’album. Un album che viveva fuori dalla realtà.
    Il loro incontro durò un tempo indefinibile. Forse perché non è possibile misurare i momenti che si vivono fuori dalla realtà. Forse sono stati insieme non più di due ore, forse hanno viaggiato per degli anni interi senza che le lancette dell’orologio scandissero il passare dei momenti.
    Ma era ora di tornare. E Christian lo sapeva. Chiuse gli occhi e senza rendersene conto era a casa. Si infilò lentamente nel letto cercando di non fare rumore. Ma d’altronde come si fa a svegliare qualcuno che mentre dorme il suo corpo è sospeso dal soffio del vento?
    Chiuse gli occhi e gli riaprì solo la mattina dopo quando lei lo baciò. Oggi era il suo turno di preparare la colazione. I bambini erano già seduti a tavola e Christian li salutò con un bacio ed un sorriso.
    Realtà.

     



    Realtà | 4 Commenti | Crea un nuovo Account

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    Realtà
    Contributo di: loreine on Wednesday, 08 January 2014 @ 21:12
    Apprezzato solo il finale: chi prepara la colazione ai figli è
    sempre da ammirare. Il resto dello scritto langue costretto
    dai troppi punti e dai numerosi refusi.
    Non penso faccia bene alla scrittura il periodo cortissimo
    privo del verbo, non la fa respirare .
    Solo un parere sincero che tu , spero, apprezzerai.


    ---
    loreine

    [ ]

    Realtà
    Contributo di: PattiS. on Thursday, 09 January 2014 @ 10:30
    chiara pagina di diario (il titolo conferma). Sylvia Plath, forse la più grande
    poetessa che abbia avuto il 900, una mattina preparò la colazione ai figli e poi si
    suicidò.

    ---
    "Le fruit est aveugle. C’est l’arbre qui voit.
    Il frutto è cieco.
    Solo l’albero ha occhi." R. Char

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    Realtà
    Contributo di: Armida Bottini on Friday, 10 January 2014 @ 16:32
    Mi serva da ammonimento, ne avevo bisogno. Ciao. --- Midri

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    Realtà
    Contributo di: javizan on Saturday, 18 January 2014 @ 10:23
    Qualche erroraccio di grammatica e sintassi c'è, ed è un peccato.
    Faccio la rompiscatole, e ti critico pure il nome del protagonista, ormai davvero troppo abusato.

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