Un rosso particolare

Tuesday, 29 October 2013 @ 10:45

Leggi il profilo di: bernardo

Non credete a chi canta le lodi della precocità, non fidatevi mai di chi afferma che sia una benedizione perché non è così anzi, è tutto il contrario. Imparare a camminare prima dell’anno e leggere prima dei 5 anni (specie negli anni 50) è una sacra maledizione che spinge chi ne è affetto a cercare spasmodicamente risposte ai suoi mille perché mentre dovrebbe ancora giocare con i suoi pupazzetti di stagno. Essere il primo della classe ti uccide, la tua fame di novità ti si ritorce contro. Benché tu cerchi disperatamente e in tutti i modi di far capire che è solo una necessità fisiologica e non voglia di primeggiare tutto converge a far di te il capro espiatorio dei fallimenti altrui e a questo non v’è santo che tenga. Il desiderio di conoscenza nel prosieguo degli studi si trasforma in una vera via crucis: da un lato i compagni che, nella migliore delle ipotesi, ti ritengono un appestato, dall’altro dei docenti che sfruttano le tue capacità portandoti ad esempio per meglio umiliare chi è semplicemente “normale”(o solo più lento) salvo poi punirti per essere andato oltre i loro cosiddetti insegnamenti molto spesso obsoleti. Malgrado l’avversione la situazione ti costringe ad imparare a menar le mani per pura sopravvivenza fisica, a far finta di non sapere, a consegnare i compiti in bianco e soprattutto a tacere anche di fronte alle castronerie più marchiane dette da chi avrebbe il compito di illuminarti. Fortunatamente è vero però che alla fine di ogni tunnel c’è sempre un filo di luce a ricordarti che esiste anche il sole (purché non ci si sia inariditi prima di giungervi). La mia vista era andata, oramai percepivo solo tenui bagliori ed è proprio di un bagliore che oggi vorrei parlare, un bagliore di un rosso particolare. Fu al ginnasio che lo incontrai e, benché non sia mai riuscito a sanare le mie ferite, nella mia anima accese una luce che mi ha restituito il coraggio di ritornare me stesso. Alzarsi la mattina e mettere in ordine i miei libri con allegra impazienza tornò ad essere una piacevole e dimenticata routine. Mentre raccoglievo le mie cose e correvo via, sorridendo, continuavo a ripetermi: “non sono il solo”. Per uno che per strani e fortunati casi prima dei 14 anni aveva già conosciuto e “litigato” (lontano dai pulpiti) con i politici a capo dei due schieramenti più caldi degli anni 60 (uscendone indenne e degno di considerazione) era come tornare a respirare. Ma non bastò a fare di me ciò che avrei desiderato. Per ogni ora passata ad apprendere molte altre si consumavano tra sterili soliloqui e minacce di punizioni lanciate al minimo accenno di confronto sui metodi e sui contenuti del programma o della lezione. Pur vivendo un periodo altamente politicizzato mai una volta accettò o iniziò un discorso che avesse per tema la politica in quanto, diceva, la scuola ha il compito di formare le menti e non di distorcere o cambiare le opinioni personali:”Il nostro solo compito è fornire i mezzi ed un eventuale confronto mentre l’analisi dei contesti e le scelte, (quale prerogativa inalienabile dell’individuo) DEVE essere lasciata a voi ”. Strano tipo però se si pensa che aveva esordito dicendoci senza preamboli “Sono il vostro docente di lettere e, visto che tanto lo saprete da altri, Sono comunista! Si sono rosso, ma vi accorgerete che il mio è un rosso particolare”. Allora nessuno di noi capì il senso delle sue parole, solo in seguito ci fu chiaro cosa intendesse dire e lo ammirammo. Grazie ai suoi insegnamenti e al suo esempio ho attraversato (lì dove ebbe inizio) quell’epoca così caotica e piena di fermenti conservando la mia identità e trovando, al tempo stesso, quel particolare colore che ancora mi accompagna.

“La conoscenza molto spesso porta con sé l’estenuante attesa di una smentita che non giungerà”

“il linguaggio è silenzio, non ritmo, né cadenza o colore: è soltanto un muto respiro che si serve di brevi intermezzi per esprimere il pensiero”

NIHIL

È assai arduo parlar di Niente
s’è solo il nulla ad ascoltarti:
prova a raccontarti una storia
e, forse, qualcosa lo riempirà…
Almeno per quel lasso di tempo
che il suono certo impiegherà
nel lesto trapassar del vuoto
tra un orecchio e… l’altro.

All’amico GianLuca (vuoto tra le orecchie) che della semantica fece la sua ragione d’essere… prima del buio inatteso e a Glauco, rosso Mastro di parola del IV Ginnasio sez.B, che ci condannò, insegnandoci a leggere l’uomo prima delle sue parole.

“La maggior parte dei critici vive nella presunzione di conoscere l’uomo attraverso le sue opere ma inevitabilmente finiscono col raschiare soltanto la sua superficie d’artista : non fate come loro. Cercate di capire, invece, dove esso si nasconda e saprete con certezza il perché di ogni pennellata, di ogni sia pur strampalato periodo perché (se sarete stati tanto bravi da riuscirci) voi starete lì, con lui… mentre le crea”

“Voi lo vantate… Ma non vi accorgete che lo fa per perdere tempo? È un pallone gonfiato che vi riempie di chiacchiere solo perché non sa fare il suo lavoro”

A quegli ottusi e presuntuosi bacchettoni nessuno di noi ha mai ribattuto, non per paura ma per il semplice fatto che sarebbe stato inutile cercare di spiegare in quanto non avrebbero, comunque, capito.

“Una cosa vi sia chiara ragazzi, durante il tempo delle mie lezioni io per voi sarò l’amico a cui si potrà dire e chiedere di tutto, senza limiti, ma una volta che avrò preso il gessetto tra le dita il prof. prenderà il suo posto e saranno guai seri, per tutti voi.”

Lapidario fu il suo impegno e mantenuta la sua promessa: ambedue le parti lo onorarono, fino in fondo. È una cosa difficile da spiegare, descrivere un uomo che consuma parte del suo tempo chiarendo i dubbi dei propri allievi senza indirizzarne le conclusioni per poi riuscire a porgere, in modo completo ed esauriente, le sue conoscenze di docente nella residua mezz’ora.
Come c’era riuscito?Beh, questa è la risposta che i parrucconi del tempo non avrebbero mai potuto capire! Ci aveva studiati, ci era entrato nella mente e l’aveva manipolata al punto di renderla simile alla sua: totalmente libera e ricettiva verso tutto e tutti e, soprattutto, refrattaria a qualsivoglia coercizione o senso del ridicolo. Ci insegnò che il ridicolo è come l’uomo nero, che ne ha paura solo chi ci crede, ci disse che in ogni idea c’è del buono e che tali idee non hanno un colore e soprattutto ci spiegò che “ a questo mondo l’uomo spesso (per convenienza) afferma di essere ciò che non è e giura di non essere quello che è perciò

“ Accettate la parola, qualunque essa sia, ma cercate l’uomo prima di condividerla”

Questa è la condanna che abbiamo ereditato da lui e, con orgoglio,

La condividiamo.

In fondo

"Il ridicolo è come l'uomo nero
fa paura soltanto a chi ci crede"

“L’uomo racconta le sue verità poi, l’artista ch’è in lui, le riveste di verosimiglianza per meglio ingannare… il colpevole lettore”

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