Il Bösendorfer ( omaggio a Thomas Bernhard )

Tuesday, 06 August 2013 @ 09:45

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Mi avvicinai al pianoforte. Era un Bösendorfer e sapevo che non avrei mai più potuto permettermi di ricomprare qualcosa che costasse così tanto. Ero finito in povertà, e tutto quello che mi rimaneva era quel pianoforte. Fu per questo che lo distrussi, perché era tutto quello che rimaneva del mio passato, lo distrussi con un martello, nel più volgare dei modi, e ad ogni colpo mi sentivo più libero, più triste ma più libero. Il rumore attirò in camera mia madre, che aveva voluto a tutti i costi che io non suonassi quel pianoforte, e quando la vidi colpii ancora più forte, robuste martellate sulla tastiera, e la guardavo, perché a lei interessava solo sapere che quello era un oggetto di valore, era sempre stato per lei un oggetto di valore e basta,per questo lo colpii con ferocia inaudita,perché lei aveva sempre cercato di sottrarmi all’arte e l’arte era tutto quello che volevo, ed ora che l’arte mi aveva abbandonato, dopo che per anni l’avevo rifiutata inconsciamente, per via della sua avversione, pensai, dovevo distruggerlo, dovevo rendere evidente come io non fossi più in grado di suonare alcunché soprattutto perché ero stato ostacolato, non solo da mia madre, ma da tutti coloro che nel corso della mia vita avevo frequentato, ero stato ostacolato da tutti e paralizzato nelle mani, fino al punto da non poter suonare più il Bösendorfer, e così tanto valeva distruggerlo, questo pensai e dissi a mia madre, che assisteva allo spettacolo con occhi sgranati, e alla fine quando valutò che i danni erano irreparabili uscì dalla stanza in lacrime, ma io continuai a colpire e a colpire fino a quando non rimase più niente da colpire, e solo allora posai il martello e andai in camera mia.

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