Tutta colpa della frittura di calamari!

Wednesday, 24 July 2013 @ 17:15

Leggi il profilo di: Lele

Si dice in giro che con l’avanzare degli anni si diventi più intolleranti, intolleranti al cibo, intolleranti al sole, intolleranti alla gente che ci circonda.

Aveva passato una nottata infernale, forse la frittura di calamari consumata la sera prima gli aveva procurato scompensi intestinali e mentali tanto da indurlo in un incubo notturno che non avrebbe facilmente dimenticato.
Si era svegliato di soprassalto intorno alle 2,30 madido di sudore e con il cuore in rigurgito e dopo essersi seduto, aveva rivolto lo sguardo alle sue gambe improvvisamente appesantite.
Con orrore vide appoggiata la sua testa, tranciata di netto all’altezza del gozzo con il sangue raggrumato. Il viso era disteso in una espressione naturale, priva di ogni tratto di quella sofferenza e dolore che invece avrebbe dovuto avere.
D’istinto avvicinò le mani per toccare quel viso, il suo viso. Voleva sentire la pelle al tatto, increspata dalla barba mattutina, seguirne le forme, il naso, la bocca, le orecchie e poi i capelli. Provò una sensazione strana nel sentire quella testa che in quel momento non gli apparteneva.
Tentò di sollevarla e notò subito che pesava, un peso che non aveva mai sentito prima, quando il collo la sorreggeva. Cercò di rimetterla al suo posto ma inutilmente. La testa cadde e rotolò in modo grottesco sotto il letto. Si piegò e tirandola per i capelli la riportò sul letto. Era disperato, in preda al panico provò nuovamente a fissarla sul collo e questa volta ci riuscì.
Poi, così come era venuto, l’incubo svanì lasciandolo disteso sul letto con le mani ancora incollate alla testa quasi a non volerla perdere. Avrebbe voluto qualcuno al suo fianco in quel momento per condividere l’angoscia che ancora lo attanagliava. In quel momento come in tanti altri, rimpianse la vita prima della separazione, quando la sua donna e suoi figli erano ancora parte di se.
Fortunatamente però, come per tutti gli incubi, al risveglio scoprì che era stato solo maledettissimo sogno, sentì pervadere il corpo da un meraviglioso e indescrivibile sollievo.

Si alzò, corse in bagno e ne uscì solo dopo una estenuante seduta fisiologica, la frittura si faceva ancora sentire. Andò a vestirsi in camera da letto. Quella mattina scelse accuratamente una cravatta dall’armadio, una dalla tinta monocromatica confacente alla giornata di lavoro che lo attendeva, noiosa e alquanto formale.
Si avvicinò allo specchio come sempre, con lo sguardo rivolto al nodo della cravatta che aspettava impaziente di stringersi attorno al collo. Alzò la testa e in quello stesso istante il cuore si fermò.

L’immagine riflessa non fu quella del suo volto, ma della sua nuca.
Quella notte qualcosa era andato storto, forse per colpa della frittura, forse….

Morì solo, steso in posizione prona con il viso schiacciato contro un freddo pavimento di piastrelle.

8 Commenti



http://vetrina.clubpoeti.it/article.php?story=20130724151448636