**La penultima notte dell’uomo con la tromba**

Tuesday, 23 July 2013 @ 10:45

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Erano da poco passate le dieci di sera, la città gorgogliava sommessamente.
L’uomo uscì sul terrazzo con passo lento.
Dal salotto il vecchio giradischi suonava Miles Davis.
Round about midnight per la precisione.
Le note arrivavano leggermente smorzate ma integre nella loro bellezza.
- Che disco struggente - pensò l’uomo.
La serata era fredda ma tersa, frizzante.
L’uomo indossava pantaloni di velluto rivoltati sopra le caviglie, una maglietta nera e una
camicia a quadri. Aveva capelli ricci leggermente imbiancati, la barba incolta del giorno
prima.gli dava un aspetto trasandato, ma non spiacevole.
Nella mano destra teneva una tromba scintillante, sembrava d’oro zecchino.
Salì con un gesto atletico sul cornicione del terrazzo e guardò giù senza indugi né paure
Il freddo del marmo, a contatto con i suoi piedi nudi, non lo infastidì minimamente.
Con Miles nell’aria e la sua tromba in pugno si sentiva invincibile, poteva dominare il mondo.
Ma questo non gli interessava , lui da questo mondo voleva andarsene e voleva farlo con le note giuste.
Fece qualche smorfia con la bocca, poi appoggiò le labbra sul bocchino quasi con devozione.
Incamerò aria nel diaframma , posò le dita sui bottoni e cominciò a suonare all’unisono con le note che continuavano a fluire dal salotto.

Muoveva il suo corpo con passi lenti suonando come non aveva mai suonato.
Si sentiva leggero, senza incertezze. Felice.
Ancora due battute e sarebbe diventato eterno, come quella musica celeste.
D’improvviso sentì una nota ripetersi, poi ancora ed ancora.
Sentiva un picchiettare insistente su quella povera nota, singhiozzante come un ritmo rap.
Quel maledetto giradischi aveva smesso di accarezzare il dolce vecchio vinile ed ora lo stava martoriando senza pietà.
L’uomo strinse la tromba con una rabbia quasi incontenibile, agitandola verso l’alto, rimase immobile per qualche secondo poi fece un salto all’indietro.
Con passo minaccioso tornò nel salotto bestemmiando contro il vecchio Lenco anni settanta.
- Maledetto *censurata* -
Fece due respiri profondi per calmarsi poi, con delicatezza, sollevò il braccetto e tolse il vinile dal piatto, guardandolo in controluce, con amore.
Voleva capire dove si trovava la ferita che aveva infranto il suo sogno.
Scosse la testa sconsolato e ripose il disco nella sua copertina di cartone robusto.
Miles lo osservava perplesso, con la tromba fra le braccia e la mano appoggiata sulla guancia.
L’uomo si lasciò cadere sulla grande poltrona di stoffa gialla con le mani a penzoloni.
In grembo la sua tromba e il vecchio vinile.
Dopo qualche istante accese una sigaretta e la piccola radio che stava sul tavolino alla sua destra.
Rimase così per qualche minuto, sbuffando fumo verso l’alto e ascoltando un pezzo pop di un tizio che non aveva mai sentito nominare.
La sigaretta terminò prima di quella musica orribile.
Aveva voglia di bere qualcosa.
Andò in cucina a prendersi una birra gelata che si scolò mentre scrutava con attenzione i suoi centinaia di vinili, disposti in perfetto ordine nella libreria bianco avorio.
Andava su e giù con lo sguardo piegando la testa lentamente per leggere ogni titolo come fosse un versetto della bibbia.
Improvvisamente chiuse gli occhi e accarezzando la prima fila estrasse il disco che lambiva il suo pollice.
- Louis Daniel Armstrong – disse a voce alta, - Nato a New Orleans nel 1901, morto a New York non mi ricordo quando, comunque morto -.
Sorrise compiacendosi della sua memoria nozionistica, anche se leggermente lacunosa.
- Direi che può andare, mi sembra una scelta assolutamente perfetta -
Guardò l’orologio meditabondo.
Decise che per quella sera non avrebbe più suonato.
Prese il disco e lo fece scivolare dolcemente sulla poltrona, accanto alla sua tromba.
Il faccione gonfio di Louis lo guardava sorridente.
L’uomo lo fissò negli occhi e disse. – domani sera alle dieci, Louis, alle dieci precise –.

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