Un'insolita amicizia

Thursday, 04 July 2013 @ 10:30

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Il ragazzo amava il mare e, appena conseguito il diploma, aveva preso subito il libretto di navigazione. Trovò, così, la sua prima collocazione lavorativa su una nave mercantile, che era solita fare lunghe rotte per la consegna dei container. Al capitano quel ragazzo era piaciuto per la sua semplicità ma soprattutto per il suo silenzio. Dal posto di comando lo osservava ogni giorno mentre sostava a guardare il mare. Gli ricordava la sua infanzia, quando anche lui non si stancava mai di osservare l’oceano. Il giovane, infatti, nell’affrontare i lunghi viaggi, in quella solitudine, era consueto mettersi lì sul ponte. Osservava il mare, ne ascoltava lo spumeggiare ed il suo frangersi contro la chiglia della nave. Un giorno, mentre sostava al solito posto catturato da quell’immenso blu, gli si avvicinò un gabbiano. A quella vista si domandò se non fossero già nelle vicinanze della costa. Ma erano partiti da appena due giorni e ciò era impossibile. Il ragazzo conosceva bene quella rotta e mancava tanto per arrivare. L’uccello si avvicinò saltellando, timoroso in un primo momento. Poi, quasi come avesse vinto la paura, si pose al suo fianco ad appena venti centimetri dalla coscia. Entrambi guardarono nella stessa direzione, lasciando che il vento accarezzasse il viso di uno e le piume dell’altro. Il gabbiano si avvicinò alla mano del giovane, posta sulla coscia, e vi strofinò la testolina... lo stava accarezzando! Anche lui gli accarezzò la testa con un dito. Si erano scambiati, così, il loro primo segno di amicizia! Nei tre giorni successivi, ogni volta che lui si recava al ponte appariva il gabbiano! Il quarto giorno qualcosa cambiò. Il volatile non rimase in sua compagnia a guardare l’oceano, ma si spostò a piccoli saltelli. Il ragazzo pensò che il nuovo amico si fosse già stancato di quel piccolo rito. Invece, per attirare la sua attenzione, il gabbiano emise il suo verso, fece altri piccoli balzi e lo incitò a seguirlo. Lui si arrampicò tra i container, lo raggiunse... ed ecco la scoperta. Lì posava un nido, i piccoli urlavano accanto alla madre. Il ragazzo sorrise ed esclamò: «Ah, ecco, volevi che conoscessi la tua famigliola!». Si avvicinò per prendere uno di quei piccoli batuffoletti ma subito la madre cercò di beccarlo. Elio (questo il nome che gli aveva dato) con il suo becco la spostò, lei capì che era un amico e gli fece accogliere tra le mani quella creatura. Da allora Marco ogni giorno si procurò del cibo per integrare la razione di pesce catturato dei gabbiani. Elio, in segno di gratitudine, ogni giorno riempiva, con quattro o cinque grossi pesci, una cesta che Marco lasciava al solito posto. Il cuoco della nave non si spiegava come facesse Marco a pescare, dal momento che non possedeva una canna da pesca, ma egli non svelò mai il segreto e il cuoco non chiese più, a patto che dividesse con lui il pesce fresco. Dopo giorni apparve da lontano la terra ferma. Marco la riconobbe subito: era la sua patria! Quel giorno il cielo era sgombro di nubi ed Elio, spiccando in volo, scomparve verso la costa. Ritornò circa cinque minuti dopo e afferrò uno dei piccoli. Allo stesso modo procedeva la sua compagna. Stavano trasferendo la famigliola! Quando Elio afferrò l’ultimo piccolo, erano già approdati al porto. Marco con lo sguardo provò a seguirlo, lo vide scendere giù tra gli edifici del porto e ne smarrì le tracce. Fu allora che pensò di aver perso un amico. Un giorno, di primo mattino, fu svegliato da un ticchettio insistente al vetro della finestra. Si alzò dal letto e si recò in fretta, curioso, verso quella direzione. Lo stupore di Marco a tale vista si trasformò in gioia: «Elio, sei tu, caro amico!». Il gabbiano lo aveva trovato. Marco gli procurò un pezzo di pane e un pomodoro, rimasti dalla cena. Elio ringraziò con il suo grido e portò via prima l’uno e dopo l’altro; ritornò con un pesce, poi con un altro e un altro ancora. Il loro scambio continuava anche oltre il mare...
Tratto dal libro "Amore Reale" capitolo "Il Poeta"

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