club.it
clubpoeti.it
club.it
 Benvenuto su ..::Il Club dei Poeti::.. Saturday, 22 September 2018 @ 11:15 
Invia il tuo racconto | Invia la tua poesia | Faq | Contatti
Argomenti  
Home
Poesie (2670/1)
Racconti (1018/0)
Saggi (12/0)

Clubpoeti.it sostiene la coscienza degli animali  

Eventi  
Eventi nel sito

Saturday 03-Feb -
Sunday 30-Sep
  • Premio Letterario Città di Melegnano 2018

  • Monday 12-Mar -
    Tuesday 30-Oct
  • Premio di Poesia Ottavio Nipoti - Ferrera Erbognone 2018

  • Wednesday 28-Mar -
    Friday 30-Nov
  • Premio Il Club degli autori 2018-2019 Trofeo Umberto Montefameglio

  • Sunday 01-Apr -
    Sunday 30-Dec
  • Premio Jacques Prèvert 2019
  • Ultime novità  
    CONTRIBUTI
    1 Contributo nelle ultime 24 ore

    COMMENTI
    nelle ultime 48 ore

  • Un sabato per noi... [+2]
  • La saliva [+6]
  • Esercizio di lett... [+6]
  • Zamani [+3]
  • ottimo direi  [+5]
  • Cocciopesto
  • A cosa stai pensando [+2]
  • Cervello obeso [+4]
  • cose di poca impo... [+2]
  • Miracolo all'alba
  • Ciò che conta
  • Vinco concorsi 
  • Restare Umani
  • Perché imbandita ...
  • Insieme

  • LINKS
    nelle ultime 2 settimane

    Nessun nuovo link


     Tradurrò. Sutardji Calzoum Bachri   
     Friday, 24 June 2011 @ 14:15
     Leggi il profilo di: telemaco
     Visualizzazioni: 759

    Saggi

    Questo scritto introduce alla traduzione di una poesia sulla traduzione: Satu (Uno) di Sutardji Calzoum Bachri, questa poesia ha un gusto particolare, sento che ci parla direttamente, e contemporaneamente parla di di sé e dell’altro, indica una strada verso altre presenze; sostiene che bisogna provare ad agglutinarsi col poeta tradotto, precipitare nelle sue sensazioni organolettiche come se si passasse dallo spioncino di una scatola prospettica, o dalla cruna dell’ago, per finire in un altro mondo, attraversare lentamente una jungla di alberi e fiori esotici per raggiungere finalmente la radura, dove pascola nel corpo la liberà vastità della poesia che a sua volta è una delle possibili traduzioni del mondo.

    La pratica della traduzione mi ha sempre attratto, sembra un po’ come il guardare dal lucernario di un tetto una lingua, e ogni lingua è lontana, in equilibrio instabile tra distacco e partecipazione.
    E’ anche un’attività frustrante, vi pesa sopra un’inadeguatezza cronica e di fondo, pesa la non conoscenza dei parlati gergali e del perimetro di significato delle parole, che può essere molto diverso, non è vero che ad una parola ne corrisponde un’altra in modo biunivoco nell’altra lingua, ma c’è una sovrapposizione parziale di significati, ad esempio la parola sangue in indonesiano viene resa con darah , che significa anche linfa vitale, quella che scorre nelle piante, il termine non è così specifico come nella nostra lingua, ma più ampio da abbracciare anche il mondo vegetale.
    Una volta superati i problemi di conoscenza della lingua, è facile poi tradurre poesie in modo filologicamente impeccabile ma che risultano brutte alla lettura.
    Per tutto questo c’è sempre in me un’inerzia dell’inizio da vincere, una pulsione primaria a lasciar perdere.




    Invece la traduzione di questa poesia si è imposta come una necessità e con una certa euforia,
    l’ho incontrata durante la lettura di un lavoro di Harry Aveling del Monash Asia Institute di Victoria in Australia, un working paper dal titolo ’Finding word for secrets: reflections on the translation of indonesian poetry , del 2002’.
    Come cultore dilettante di questa lingua leggo sempre volentieri documenti come questo, che mettono in luce, da parte di chi lavora sul campo, degli aspetti peculiare nel confronto linguistico e tra le due strutture dei versi, che ad un primo approccio sarebbero sfuggenti.

    Aveling riflette sulle difficoltà che ha incontrato nel mettere a punto con un lavoro durato sei anni un’antologia della poesia indonesiana che copre il periodo del regime di Suharto dal 1966 al 1998 dal titolo ‘Secrets need words’ .
    Questo è un periodo di grande sviluppo economico durante il quale il tasso di povertà dell’Indonesia è passato dal 60% al 13%, ma anche di progressivo controllo sociale e di persecuzione del dissenso, che raggiunge il parossismo negli ultimi anni di vita del regime, Haveling sottolinea che gli venne perfino impedito l’accesso in Indonesia , e forse aggiunge, solo per aver tradotto il maggior scrittore dissidente Pramoedya Ananta Toer.
    In questo lavoro viene citato spesso come esempio di verso moderno quello di Calzoum Bachri, che proprio negli anni settanta e ottanta ha dato il meglio della sua produzione.
    Questo poeta è nato nel 1941 nella provincia di Riau, sull’isola di Sumatra, in un luogo in cui già si parlava naturalmente il malese nella versione che poi darà origine alla Bahasa Indonesia, la lingua indonesiana.

    E’ uno dei poeti di oggi più noti, ed è un poeta ‘sonoro’, preferisce farsi ascoltare, come i nostri Adriano Spatola e Patrizia Vicinelli, partecipa a reading di poesia in tutto il mondo, viene chiamato bonariamente ‘la bottiglia’, botol , per la sua abitudine di tenere a portata di mano qualcosa di alcolico durante le kermesse.
    La sua peculiarità è quella di considerare il verso come un oggetto sonoro appuntito che lancia nel mondo le parole, colpisce le cose provocandone degli effetti fisici, delle trasformazioni, una poesia oggetto che cerca di svincolare il significato dal suono, il risultato è come un’upanisad scritta da Marinetti.

    Una poesia composta da parole mantra oggetti esplosivi di creazione, che scaturiscono dal substrato di cultura indù o sciamanica che ancora sopravvive in indonesia, anche se ormai coperta da altre rivelazioni.
    Un poeta che si concepisce come l’uomo della medicina tradizionale, il Dukun, lo sciamano temuto e rispettato , anche nelle regioni più rigorosamente islamiche, che con le armi sonore delle parole riporta le anime perse e garantisce la salute muovendosi a suo agio dentro e fuori il soprannaturale.

    Ma Calzoum Bachri è un buon musulmano, ha fatto il suo pellegrinaggio alla Mecca, poi si è avvicinato alle concezioni del sufismo, per tentare un’esperienza di contatto diretto con la divinità,
    la sua poesia è cambiata, è diventata il segno di una rinascita culturale islamica, ma questa è un’altra storia.


    La prima poesia è emblematica della sua maniera, il titolo è Sepisaupi , una parola che non esiste,
    ne ho trovato anche una versione in inglese, nella quale il traduttore traduce solo le parole che esistono, lasciando invariate le altre, un esempio di questo tipo di traduzione suonerebbe :


    ………………………………
    sepisau ferita sepisau spina
    sepikul peccato sepukau dieci
    ………………………………


    Una traduzione così, da un certo punto di vista, sarebbe apprezzata anche dall’autore, dal momento che vuole svincolare il senso dal suono, in questo modo si lascia la percezione originale del suono puro e quindi intatta la sua capacità di agire.
    Però si perdono completamente le associazione anche inconsce che avrebbe solo un lettore indonesiano, e quindi la ricchezza di crescita vegetale del testo.

    Secondo il mio modo di leggere invece, ho cercato quelle parole ‘embedded’ , mimetizzate nel testo, che per forza di cose salgono alla mente del lettore indonesiano:



    pisau = coltello
    sepi = solitario
    sepiku = la mia solitudine
    sepu = dieci
    risau = preoccupato
    In particolare si rincorrono le parole coltello e solitudine.
    Avevo pensato a una prima traduzione del titolo come ‘Assolo per coltello solo’,
    poi ho pensato che questa poesia vuole agire nel limes dove la lingua incontra il suo substrato nervoso e corporale, dove il pensiero esala dal corpo come un vapore.
    Le parole come pura modulazione sonora diventano navicelle che trasportano gli oggetti, che sono il coltello e la solitudine, per agire direttamente sulla carne incidendola e liberandone lo psichico. E’ quindi una sorta di esorcismo, a me ha ricordato certe composizioni Zaum’ di Chlebnikov .






    Sepisaupi

    sepisau luka sepisau duri
    sepikul dosa sepukau sepi
    sepisau duka serisau diri
    sepisau sepi sepisau nyanyi
    sepisaupa sepisaupi
    sepisapanya sepikau sepi
    sepisaupa sepisaupoi
    sepikul diri keranjang duri
    sepisaupa sepisaupi
    sepisaupa sepisaupi
    sepisaupa sepisaupi
    sampai pisauNya ke dalam nyanyi







    Esorcismo per coltello solo

    solo coltello alla ferita
    un coltello solo alla spina
    la mia solitudine pecca di dieci solitudini
    solo coltelli al mio dolore
    solo coltelli dieci coltelli soli al canto
    solo coltelli coltelli soli
    ho detto alla mia solitudine sola
    solo coltelli coltelli soli
    fino all’ultimo coltello
    che canta conficcato nel canto assonnato


    Satu viene riportata nel lavoro di Aveling, in appendice, e senza nessun commento, solo con la sua traduzione, come a segnare finalmente l’approdo nella radura.
    E in effetti come tutte le luci non ha bisogno di nessun commento, tanto è il senso di comprensione e di illuminazione che mi ha dato. Perché questa poesia parla proprio del senso di una traduzione, e la traduzione da una lingua così radicalmente diversa e straniera rispetto alla nostra, che necessariamente significa riscrivere un’altra poesia .
    Aggiungo solo una nota sulla lingua, in questo testo si usano molto i prefissi e i suffissi per indicare il soggetto e l’oggetto, in ku-terjemahkan ku è l’abbreviazione di aku ,che significa io,
    mentre terjemahkan significa tradurre, in tubuh-mu mu sta per te/ tuo, tubuh sta per corpo.
    Tutta la poesia gioca sui richiami di queste particelle ku e mu , quindi sullo scambio continuo tra me e te. Il verbo indonesiano non indica esplicitamente il tempo, l’uso del futuro è una scelta.




    Satu

    kuterjemahkan tubuhku ke dalam tubuhmu
    ke dalam rambutmu kuterjemahkan rambutku
    jika tanganmu tak bisa bilang tanganku
    kuterjemahkan tanganku ke dalam tanganmu
    jika lidahmu tak bisa mengucap lidahku
    kuterjemahkan lidahku ke dalam lidahmu
    aku terjemahkan jemariku ke dalam jemarimu
    jika jari jemarimu tak bisa memetikku
    ke dalam darahmu kuterjemahkan darahku
    kalau darahmu tak bisa mengucap darahku
    jika ususmu belum bisa mencerna ususku
    kuterjemahkan ususku ke dalam ususmu
    kalau kelaminmu belum bilang kelaminku
    aku terjemahkan kelaminku ke dalam kelaminmu
    daging kita satu arwah kita satu
    walau masing jauh
    yang tertusuk padamu berdarah padaku




    Uno

    Io tradurrò

    e volerò col mio corpo dentro il tuo corpo
    tradurrò i miei capelli dentro i tuoi capelli

    se la tua mano non può dire quello che dice la mia mano
    tradurrò le tue mani nelle mie mani

    se la tua lingua non può fare quello che fa la mia lingua
    entrerò nella tua lingua con la mia lingua

    se le tue dita non possono sfiorarmi
    Sgranerò le mie dite contro le tue dita

    se l’energia del tuo sangue scorre da altre linfe
    Tradurrò il mio sangue con il tuo sangue

    se i tuoi intestini digeriscono altri cibi
    trasporterò i miei intestini nei tuoi

    se il tuo sesso non è il mio ti presterò il mio sesso

    così le nostre carni saranno una sola carne
    Il nostro spirito un solo spirito

    e sarà la tua ferita a farmi sanguinare.


     



    Tradurrò. Sutardji Calzoum Bachri | 10 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    Tradurrò. Sutardji Calzoum Bachri
    Contributo di: ~*Maurizio*~ on Friday, 24 June 2011 @ 21:26
    è un mondo infinito quello della Poesia, del quale conosco ancora troppo poco, ma come un umile apprendista (benché di 52anni) ho voglia di imparare, e tu, con questo scritto, hai aggiunto qualcosa alle mie modeste conoscenze grazie ------------------------------- un saluto

    [ ]

    Tradurrò. Sutardji Calzoum Bachri
    Contributo di: franca canapini on Friday, 24 June 2011 @ 22:03
    Grazie Telemaco. Questo piccolo saggio critico è davvero interessante. Le poesie
    poi, in lingua originale, sembrano incantesimi; tradotte, sono bellissime; quello
    che io intendo per alta poesia.
    Hai elevato il livello del club, grazie ancora.

    franca

    [ ]

    Tradurrò. Sutardji Calzoum Bachri
    Contributo di: Armida Bottini on Saturday, 25 June 2011 @ 10:33
    Telemaco, mi piacerebbe incontrare persone come te con le quali scambiare opinioni, confrontarsi o tacere per imparare, non dico altro, ciao.

    ---
    Midri

    [ ]

    Tradurrò. Sutardji Calzoum Bachri
    Contributo di: Pombal on Saturday, 25 June 2011 @ 12:22
    Uno dei momenti più alti. Una raffinatezza assoluta, sia la poesia che la traduzione/lezione. --- Pombal "Breve il giorno, breve l'anno, breve tutto./Manca poco a essere niente." da "Odi di Ricardo Reis" di F. Pessoa

    [ ]

    Tradurrò. Sutardji Calzoum Bachri
    Contributo di: Seeker on Saturday, 25 June 2011 @ 12:45
    Estremamente interessante. La poesia finale tradotta è molto bella. Affascinante il discorso legato alla potenza evocatrice della parola. Ecco, questa sì trovo sia un'utile iniziativa per stimolare una ricerca ben più approfondita dell'usuale impulso di non spingersi oltre le nostre consuete percezioni.
    Ma qualcuno non l'aveva già detto "allargate l'area della coscienza"?
    Un milione di stelle...

    ---
    Seeker

    "Il poeta comprende la natura meglio dello scienziato." (Novalis)

    [ ]

    Tradurrò. Sutardji Calzoum Bachri
    Contributo di: Anais on Saturday, 25 June 2011 @ 22:01
    Affascinata.

    [ ]

    Tradurrò. Sutardji Calzoum Bachri
    Contributo di: pilippo on Monday, 27 June 2011 @ 15:26

    Grazie per questa pubblicazione, e per la bella poesia che ci hai fatto conoscere ed apprezzare.
    Con stima

    pilippo


    [ ]

    Tradurrò. Sutardji Calzoum Bachri
    Contributo di: L.O. on Tuesday, 28 June 2011 @ 20:06
    Io ti leggo ma alle volte mi è difficile entrare nella tua scrittura.Se non fosse che alla fine c'è una poesia di una bellezza unica io non avrei capito nulla(perdonami sempre) --- LuciaAzzurra

    [ ]

    Tradurrò. Sutardji Calzoum Bachri
    Contributo di: Dacar on Saturday, 02 July 2011 @ 17:23
    Interessante e avvincente questo tuo contributo.
    C'è un testo egualmente interessante e avvincente di Umberto Eco, "Dire quasi la stessa cosa" che ha come sottotitolo - Esperienze di traduzione che trasmette le stesse sensazioni del tuo scritto.
    Ottimo lavoro.

    carlo

    ---
    Dacar

    [ ]

    Tradurrò. Sutardji Calzoum Bachri
    Contributo di: Pale shelter on Saturday, 02 July 2011 @ 18:00
    Un lavoro di scavo e di cesello, fatto con passione e, contemporaneamente, con la nitida volontà di comunicare, di rendere partecipe il lettore.
    Le poesie lasciano di stucco - lo dico da ignorante in materia - per l'intensità che trasmettono, un'intensità che mi suona quasi sconosciuta. Sono belle entrambe e m'immagino che il "sonoro" di cui parli, a cura dell'autore, faccia il suo bell'effetto, con tutte quelle onomatopee. Che sia un altro modo ancora di fare arte.
    Le tue traduzioni, che ovviamente non saprei giudicare di per sé, non so se la mantengano, l'aumentino o la riducano rispetto l'originale, però trasmettono - ripeto - questa straordinaria, calda intensità.
    Complimenti Telemaco, è una bella, interessante pubblicazione.

    Franco

    [ ]

    Opzioni  
  • Invia il Contributo a un amico
  • Contributo in Formato Stampa

  •  Copyright © 1999-2018 ..::Il Club dei Poeti::..
     Associazione Culturale Il Club degli autori Partita Iva e Codice Fiscale 11888170153
    Tutti i marchi e copyrights su questa pagina appartengono ai rispettivi proprietari.