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 Sulla cecità dell'uomo   
 Friday, 12 December 2008 @ 13:45
 Leggi il profilo di: Perception
 Visualizzazioni: 284

Racconti

Al suono della sveglia Konrad aprì gli occhi e scoprì di essere cieco: un brivido gli salì su per la schiena, i muscoli si intorpidirono, per un attimo persino il cervello sembrò essere inoperoso. Cosa stava accadendo? Aprì più volte gli occhi ma un nero sepolcrale continuava a riempir di smarrimento la sua cecità. Provò lentamente ad alzarsi. La sveglia risuonava con una strana eco, come se si trovasse in un altro posto. E Martha? Konrad ispezionò con le mani tutta la superficie del letto, toccò il corpo di sua moglie: era caldo, e il respiro profondo. Stava dormendo, non voleva disturbarla. Lui poteva anche aspettare, ma non sapeva che ore fossero. D’altronde non sapeva neanche da quanto tempo la sveglia stesse suonando, imperterrita. Non voleva che Martha si svegliasse, così allungò la mano nel buio, orientandosi tramite l’intensità del suono. Riuscì finalmente a spegnerla. Adesso voleva alzarsi: i piedi poggiarono sul pavimento gelido, una brezza sembrò sfiorarlo come se qualcuno, silenziosamente, si muovesse accanto a lui. Iniziò, tremante, ad alzarsi; aveva freddo, e la testa gli girava in modo frenetico. Quando mosse i primi passi sentì d’un tratto il pavimento farsi viscido, languido come il suolo di un selvaggio sottobosco. Il cuore palpitava a ritmi tachicardici, aveva paura e voleva tanto urlare. Tentò di mantenersi calmo, e ci riuscì perfettamente fin quando non capì di non sentire più il respiro di Martha, che era stata l’unica cosa familiare. Konrad si sentiva estraneo a tutto il resto: ciò che era già strano di suo si tramutò in irreale. Urla lontane gli riempivano il cervello, trafiggendo ogni suo pensiero razionale. Tutte quelle urla dannate, quei riverberi in latino, quelle fruste che torturavano immaginari corpi. Dove si trovava? Continuò, come un gatto appena nato, a vagabondare tra l’oscurità: non si trovava più a casa. Che fosse finito in una realtà parallela? Non lo sapeva, non poteva saperlo. Si era inoltrato troppo ed era finito per perdersi. Si ricordava del giorno precedente: era stato in ufficio tutta la mattina, tanti clienti lo avevano stressato, non ne poteva più di quel lavoro maledetto. Durante il pomeriggio era andato con Martha a fare due passi nel parco, c’era una marea di persone che invadevano ogni spazio, soprattutto giovani: urlavano, bestemmiavano, corteggiavano spudoratamente spudorate ragazze, naviganti nella più oziosa delle impurezze. <<Che schifo Konrad, torniamocene a casa>> gli aveva detto Martha. Si diressero verso la Metro, e, scendendo per le scale che portavano ai binari, videro un piccolo gruppo di zingari che, straziati, con le schiene poggiate sugli squallidi muri, imploravano i passanti per un po’ di spiccioli. Konrad e Martha fecero finta di niente e proseguirono per la loro strada. Di sera, dopo cena, videro in TV un programma, sapete, di quelli demenziali: erano stanchi e andarono a letto dopo non poco tempo. Diedero sfogo ai loro desideri voluttuosi e poi scivolarono nel sonno. Da lì era iniziato il tormento di Konrad. Delle voci lo chiamavano, distogliendolo dai suoi flebili pensieri: viscido prolungamento di fiati commisti in un coro dai caratteri sacrali. Sembrava che fosse caduto indietro, nel tempo dei riti mistici e delle chiese corrotte e sontuose. <<Chi siete?>> urlava continuamente. L’eco gli fece da risposta, vibrando nell’enorme abisso. Per ore ed ore si sentì chiamato, poi sfiorato, leccato. Ma quando cercava di toccare quelle essenze, l’unico risultato era uno spostarsi inconsistente di aria. Le forze mancavano, la bocca era arida come un campo desolato, non aveva più saliva, né sentiva d’aver sangue nelle vene. Anche la voce iniziò a svanire; urlava, o almeno tentava di farlo, ma semplici soffi uscivano a stento dalla bocca. I crampi allo stomaco si fecero regolari e continui. Ma lui non vedeva, perché? Non capiva nulla senza i suoi occhi, la comprensione di ciò che poteva accadere risultò nulla. Iniziò a correre, allo stremo delle forze, ma deciso ad arrivare fino al traguardo: <<Voglio, devo arrivare!>> anche se non sapeva dove. Era folle, gli occhi ciechi erano spalancati in uno sguardo eccitato; per un momento gli sembrò di volare, ma in realtà cominciò a cadere: in quegli istanti di terrore totale, raggiunse uno stato di completa, agghiacciante percezione. Ai suoi occhi si mostrarono, come dei fotogrammi, momenti della sua vita peccaminosa e perversa. Poi, gli si aprì dinanzi il sipario della morte, l’ultimo spettacolo al mondo al quale avrebbe voluto assistere: veder il suo stesso corpo cadere da un dirupo, e una lontana luce rossa farsi sempre più grande… La mattina dopo, Martha rimase sconvolta nel vedere il corpo di Konrad maciullato ai bordi del letto, come se fosse caduto dal balcone del loro trentatreesimo piano. Né la polizia né la scientifica riuscirono a risolvere il caso, che fu poi archiviato come morte accidentale. La cecità dell’anima porta l’uomo all’oblio e alla morte. Quell’indifferenza che Konrad aveva sempre avuto nei confronti del mondo gli si ritorse contro, uccidendolo. E se magari quelle continue lamentele fossero state sostituite da intenzioni aventi come fine quello di migliorare sé stesso e correggere gli altri, le cose sarebbero forse andate diversamente…

 



Sulla cecità dell'uomo | 9 Commenti | Crea un nuovo Account

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Sulla cecità dell'uomo
Contributo di: luxdam on Friday, 12 December 2008 @ 15:23
Mi ricorda una ben altra 'cecità'... José Saramago. Comunque ben scritto --- luxdam

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Sulla cecità dell'uomo
Contributo di: Perception on Friday, 12 December 2008 @ 15:27
Già. Ammetto che quel libro mi ha molto "influenzato", è veramente stupendo. E Saramago ha saputo rendere bene la metafora di cecità...

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Sulla cecità dell'uomo
Contributo di: scollo salvatore on Friday, 12 December 2008 @ 17:08
Scrittura valida, densa e interessante.
La formattazione usata toglie il respiro: meno avarizia nel riportare a capo le frasi :-))
Per quanto riguarda la chiusa, penso che la riflessione morale sia compito del lettore e non debba essere "suggerita" dall'autore

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Sulla cecità dell'uomo
Contributo di: BarintoBurraska on Friday, 12 December 2008 @ 17:34
Molto ben scritto, non c'è dubbio. Sulla lezione morale della chiusa, concordo in tutto e per tutto con scollo salvatore. Salutoni e auguri burrascosi - BarintoBurraska -

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Sulla cecità dell'uomo
Contributo di: anowim0 on Friday, 12 December 2008 @ 20:04
a rilegerti
anowim0

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anowim "Se vuoi entrare ne l'infinito va soltanto nel finito in tutte le direzioni
Goethe"

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Sulla cecità dell'uomo
Contributo di: soundgarden on Friday, 12 December 2008 @ 22:46
scritto con intensità, l'ho apprezzato e sarei curioso di leggerti nuovamente. Decisamente complimenti,spero di ritrovarti con nuovi racconti!

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Sulla cecità dell'uomo
Contributo di: Libertyline on Saturday, 13 December 2008 @ 16:26
"La cecità dell'anima porta l'uomo all'oblio e alla morte".
Ottima..e quelle urla che Konrad sentiva,quel rumore di frustate e quei riverberi in latino..l'Inferno!Ottima pure questa.a rileggerti,di sicuro.

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P.

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Sulla cecità dell'uomo
Contributo di: Anais on Sunday, 14 December 2008 @ 21:47
Interessante il tuo racconto anche se la morale è un pò'scontata, scrivi molto bene. Benvenuto/a.

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Sulla cecità dell'uomo
Contributo di: Armida Bottini on Friday, 27 November 2009 @ 13:55
Come mai ho perso la mia Percezione? Il tuo racconto mi piace tanto e merita due Ciao. --- Midri

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