Calligramma

Wednesday, 23 January 2008 @ 13:30

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CALLIGRAMMA



Immagini
Dolce regalo d’un Dio.
Come una goccia caduta nel buio.
Come una lama macchiata di sangue.
Come la veste lucente dell’aurora.
Immagine sogno d’un Dio bambino.
Offerta fatta in punta di piede ascoltando
i canti del nord del sud dell’est e dell’ovest
Aprii gli occhi nel mattino dall’ugola d’ora.
Dolce fù il risveglio ,ritornare a te dea della luce ,ed il mondo
Mi pareva lontano dispero nell’universo.
Chiesi al viandante : Perché sei così triste ?
Ho ammirato civiltà e il tempo che fui…
Giacqui esausto sù un giaciglio di paglia in un vicolo nero budello.
Ammirai le poche stelle si poteva vedere in fondo al cielo.
Giacqui su un letto di spine di rosa in un palazzo dimenticato
Nobile dimora abitata da spettri e strani folletti.
Dove fiorì il mio umile canto ,io nacqui .
Mi piacevano i sogni evasione fantastiche ove poter respirare
Aria nuova. Il canto Vivaneo dei vicoli inerpicanti sui colli dolenti
Ove si poteva scorgere da lontano il mare.
Il canto del Soldato in marcia al suono delle cornamuse.
L’odore della carne .L’odore dimenticato dei fiori appassiti.
Il favellare d’armi e d’amor per umile fanciulle .
M’apparivo a volte perso per sempre
in un canto di strada andando per città e paesi.
Mi destai alle prime luci dell’alba d’un giorno qualunque.
Vidi te dialogare tra le rose rosse e gialle .
Ascoltare i pensieri pellegrini sui monti Titani.
Un doloroso urlo poetico annunziava un riso spettrale
sul bordo del labbro macchiato d’inchiostro.
Bianche ebbre colombe s’alzarono in volo per morire tra il cielo e la terra per mano assassina.
Eternità perché mi lasciasti solo?
I puledri sbizzarriti dal pelo selvaggio coperti di rugiada in fondo
Al valico di collina ,galoppando contro il vento impennando il
Crine sciolto . Veloci cilestri strumenti perfetti accordati al
Suono
Di un canto : Napulè
Al chiaro d’una luna elettrica alta su un gobbo golfo .
Teoria coronata di note aulenti volate via per ire ridenti
Per contrade selvagge e l’animo trionfava
Prosperina in veste d’arlecchino.
Quante voci tintinnanti quanti richiami notturni.
Ebbi in dono da te un giaciglio di fiori sbocciati di notte
Un amore cieco in fondo al cuore.
Tra l’una e l’altra sponda una cortina nebbiosa
copriva d’ombre eremite il rito infecondo degli Dei
e la carne non era mai sazia di vizi e virtù.
E quando le concubine sedettero silenziose nella
Notte tosca e oscura. Io incominciai
ad ammirare le spoglie d’un povero essere.
Oh notti novelle d’estati felici ricordando bellezze auree ,concetti
Singolari ove l’ombra delle parole perlacee è rifugio
al caldo sole d’oriente quasi fosse in loro espresse
lo stampo divino d’un desiderio in sé.
Sotto i muti cieli di Baghdad l’elmo infranto degli eroi .
Nessuno comprese quel semplice atto ,ed io mi sentii bello
Nell’essere savio .Giovane vita trasfigurata
nei miti della grande ellade.
Credetti per un breve lasso di tempo d’essere pari
All’artefice di tale arte austera.
Poi sulla soglia d’un sacro boschetto
lungo il fiume pellegrino la luna
Trasecolò dietro l’opache ciminiere
di scheletriche industrie.
L’orrore meduseo parve così cambiare sembianza al viso notturno
Delle stelle apparse sul greco mare delle memorie.
Aminta ammirava in disparte gemere lauree.
Guardava l’orsa e rimirava le pleiade.
Il vessillo del toro ed Orione in armi .
Così splendeva la grande notte d’Orfeo.
Vivere d’una vita taciturna e sacra invocando m’udisti cinto
D’astri evocatrice d’inni madre terrestre genitrice d’ogni cosa
M’udisti. Erano nel mio petto gli inni e le odi. Ignari i miei occhi
Scrutavano l’orizzonte. Ferveva il desiderio di vedere comete
Cadenti nel bel mezzo d’un sogno. Al suon d’un battito
frenetico “ o cuore templare” Disse palpitante sul finire del creato
Ove l’arte tace il desiderio anela.
Quali amanti ?
Quale sorte?
Quale preghiera?
Ovunque l’affanno solca la calura e l’alba regala baci di rugiada.
Ah! Anch’io sperai che l’ira loro si placasse e la marmorea chiesa comprendesse il semitico sentimento ,una orazione silenziosa sul
Finire della sera.
E io dissi : “Mondo sei mio . Ti coglierò come un frutto acerbo
Per dissetare la mia sete perenne” Così mi rispose ella: Piccino
Cosa fai lì da solo? Io risi e dissi: Aspetto di voltare pagina.
Presi le mie povere cose e nel silenzio m’avviai volando
Insieme ad uno stormo di fate
Ella mi guardò e ridendo scomparve.
Dietro un drappo teatrale. Come dimenticare tale incantesimo
E il mio canto prosegui sull’orme d’orchi e streghe.
Nella favola Bella che ieri m’illuse e ancor oggi m’illude.
Piccino continui a guardarmi intontito?
Dové la tua mamma ed il tuo papà?
Uno strano ricordo mi rimase nell’animo un mondo di cerule
Passioni ,ebbrezze infinite di cose sconosciute.
Perduto in una innocenza senza tempo.
Una Meretrice.
Perché mamma quella donna si mostra ignuda?
Ed il mio cuore batteva e non riuscivo a fermarlo .
Cosa vuol dire …..
La sua voce sensuale mi trascinava in un delirio di frasi e baci.
Pensavo ai miei amici di scuola ,alle mie fantasie notturne.
ME-RE-TRI-CE.
Un lungo viaggio alla ricerca d’un amore.
Ed il sogno penitente si consumò in una misera stanzetta
D’ospedale gestito da un gruppo di fratelli misericordiosi.
La morte passava distratta nel quotidiano vivere.
E dal cielo piovigginando senza tregua bagnava le vesti silenti
Bianche e pure.
Tutti
si preparano in silenzio
pregando per un ultima volta
Tutti
aspettano sull’orlo
del loro abisso la speranza venisse.
Una monotonia ,una malinconia,
un gioco di parole,un sorriso
Negli ospedali tetri e tristi nei conventi
Venerati sui monti peccaminosi
Spose malate ,ed ella passava
recitando il suo rosario
Al cielo.
Io penso a quel male,a quel dolore
fuggito via da quel petto felice.
Son tutti uguali ,piangono in silenzio nell’oscurità della sera
Impauriti e feriti rivolti dall’altra parte
nei loro miseri letti.
Maria Pellegrino piange.
Giovannina piange.
Numeri e pregano che un po’ di tosse
quel dolore fastidioso sparisca.
Dieci Agosto.
Finalmente l’ora della partenza è giunto.
S’ode il canto della cicala.
La fine d’una lunga convalescenza.
Ero ammalato .
Per rallegrarmi suonasti per me al piano
una musica soave e melodiosa.
Rimase a lungo dentro di mè l’eco dei tuoi dolci canti
I salmi le sure amorose .
Notti stellate quando l’odore dei pini profuma l’aria .
L’anima mia continua a bearsi nel crescendo di note
aulenti e mistiche elevandosi muta nel coro giulivo d’una
misera chiesetta bianca e povera
dispersa nel bel mezzo d’una contrada
Il mio pensiero insegue ancora
il moto delle stelle.
Lessi un dì nel libro della vita.
Il Calligramma
Amore è vivere ancora.

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