club.it
clubpoeti.it
club.it
 Benvenuto su ..::Il Club dei Poeti::.. Thursday, 17 October 2019 @ 13:15 
Invia il tuo racconto | Invia la tua poesia | Faq | Contatti
Argomenti  
Home
Poesie (2685/0)
Racconti (1020/0)
Saggi (15/1)

Eventi  
Eventi nel sito

Friday 11-Jan -
Saturday 30-Nov
  • Premio Il Club degli autori 2019-2020 Trofeo Umberto Montefameglio

  • Sunday 20-Jan -
    Monday 30-Dec
  • Premio Jacques Prèvert 2020
  • Ultime novità  
    CONTRIBUTI
    Nessun nuovo contributo

    COMMENTI
    nelle ultime 48 ore

  • La rivoluzione [+2]
  • Josh 3 [+2]
  • Lu mègghiu tempu [+2]
  • S. Vito Chietino
  •                  ... [+3]
  • Memoria migrante
  • Sotto il cielo de... [+2]
  • A mia madre
  • Buio incombente
  • La scelta
  • Estate (?) [+2]
  • Di foglie sparse [+2]
  • Youth
  • 1972 prove di div...
  • Batticuore

  • LINKS
    nelle ultime 2 settimane

    Nessun nuovo link


     il cerchio del destino   
     Sunday, 05 March 2006 @ 12:50
     Leggi il profilo di: Etelete
     Visualizzazioni: 538

    Racconti

    Preferisco le poesie, ma volevo qualche giudizio anche su uno dei miei pochi racconti! ciao a tutti!
    (p.s. qualche parole ha dei puntini sostitutivi per la censura!)





    Come un velo casto e spirituale, la nebbia calava sopra le strade languide dell’autunno torinese.
    Paco, non aveva il tempo di pensare dove metteva i piedi e la nebbia lo aiutava. Si rassegnava a vagare a testa bassa, come un cane infreddolito, incapace di reagire, denigrato dal freddo e da altri importanti pensieri.
    La sua ragazza, una certa Miluna, l’aveva lasciato per fuggire con un sudicio greco, verso mete sconosciute.

    Aveva in mano una bottiglia di vino, comprata poco prima in un market del centro per pochi euro.
    Quel lurido vino era il suo amico, il suo muro del pianto.
    Passava tra la folla senza esistere, una sagoma di carne che vagava come uno spirito fra la gente che non sapeva.
    Gente della quale anche lui aveva fatto parte, quando con Miluna sorrideva, scherzava e piroettava da una via all’altra nella gelida notte di Torino.
    Il suo cranio esplodeva nello snocciolare il collasso della sua storia. Non sapeva chi fosse quel greco *censurata* che le aveva rubato la vita.

    << Sono innamorata d’un altro! Lui non è un fallito come te! Mi porta al ristorante quando ne ho voglia e mi da sicurezza!>>.
    << Ma…avevamo deciso la nostra vita insieme, ca..o! Non puoi mollare! Sto iniziando a vendere qualche quadro, la bancarella inizia a girare. Cosa devo fare più di questo!
    Dimmelo!>>.
    << Non ho più voglia di vivere in un tugurio così! Non resisto più. Basta! Basta con te, con la tua arte del ca..o, con i tuoi ottimismi insensati!>>.
    << Milù,….stai diventando pazza! Porca pu…na, chi è questo *censurata* che ti ha lavato il cervello? Nel giro d’un mese sei diventata un’altra persona. Diavolo, non ti riconosco!>>
    << Si, bravo…sono proprio un’altra! Non è più come prima! Sono uscita dal tuo tunnel di porcheria e miseria.
    Non sei un artista. Sei un inetto!
    I tuoi quadri mi fanno schifo! Si,…schifo!
    Lui è un fotografo, lavora per un giornale greco. Lui lavora! Ha una casa! Ha una bella macchina!... e mi porta in Grecia!>>
    << Perché mi ferisci Milù,… perché? Lui è un pezzo di m…, ti sta fregando! Non ti vuole bene, ti vuole solo nel suo letto!>>.
    << Il pezzo di m…. sei tu! Stefanidis è un uomo!>>.
    Chiuse la valigia e andò via, lasciando Paco incapace di seguirla, di reagire… come un uomo.

    Finì così. Una mattina di ottobre. Una di quelle mattine che non possono che portare sciagure. Una mattina fredda, gelida per Paco.
    Ormai una settimana era passata. Lo sgomento aveva partorito nella mente di Paco un alone di depressione che non si poteva combattere. Come un demone lo trascinò all’inferno, disegnandoli negli occhi la sconfitta.
    Minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno, Paco scivolava accanto all’esistenza, accanto ad una vita persa. Sempre più veloce, verso i porti della disperazione.

    I soldi nel cellulare erano finiti. Cercò di contattare Milù da ogni cabina. Fu inutile. Il numero selezionato era irraggiungibile, riprovare più tardi. Questa era l’unica frase che ancora lo legava a lei, ossia niente.
    Era sparita, svanita, dispersa chi sa dove senza lasciare traccia. Nascosta fra altre braccia che lui odiava dal profondo.

    Continuava a camminare, sorseggiando il vino.
    Voleva smettere di dipingere, i suoi quadri facevano schifo. Voleva trovarsi un altro lavoro, più sicuro.
    Voleva essere un uomo. Voleva morire.
    Iniziò a piovere e la gente intorno a lui si dileguò in un attimo. Solo Paco rimase sulla strada ad interrogarsi sui suoi sbagli, su se stesso, sul suo valore. Sul suo grigio futuro.
    La pioggia iniziò ad appesantire la sua figura.
    Rivoli d’acqua gli colavano dal viso, giù fino ai piedi.
    Si specchiò in una vetrina, tracannò gli ultimi sorsi di vino e lasciò scivolare la bottiglia tra le dita.
    Con un tonfo sordo si frantumò al suolo, vicino ai suoi piedi, come la sua vita.
    Si sedette su una panchina e scostando dal viso i capelli neri e bagnati, cercò di reagire. Inspirò con forza e alzò le braccia. Ebbe un attimo di sollievo, una vecchia boccata di normalità. La forza di sempre sembrò riaverlo. Ma fu breve.
    Si sentì stanco e ubriaco. Si sentì nuovamente solo.
    Non aveva amici nella città straniera. La sua terra natia non era mai stata così lontana. Il suo amato Cile era ormai un nebbioso sogno d’infanzia.
    Non aveva nessuno ormai. Aveva solo i suoi quadri, i suoi quadri schifosi che non servivano più.
    Guardava la bottiglia rotta e vedeva la sua storia.
    << Sono stato uno stupido! >> si ripeteva. << Una donna vuole un uomo, non un artista, un finto Picasso. Una donna vuole una casa, una vera casa, un uomo al suo fianco.
    Una donna vuole vivere, non sopravvivere. Milù voleva vivere. Non ho saputo regalargli una vita !>>.
    Questo sussurrava mentre la pioggia lo martoriava e il vento lo scherniva. La sua psiche continuava ad affliggerlo.
    Si sentiva l’ultimo dei relitti. Un cane rognoso, come lo chiamava il suo vecchio ormai defunto.
    << Aveva ragione mio padre. Quel vecchio ubriacone, aveva ragione. Sono un cane rognoso. I cani non sono uomini! >>.

    Riprese a camminare. Imboccò i portici di via Po.
    Riprese un attimo di lucidità e si sentì veramente fradicio, ma non tornò indietro, proseguì come un ramingo verso il nulla.
    La poca gente che lo incrociava prendeva le distanze, considerandolo un matto e commentando alle sue spalle dopo averlo superato.
    Paco sapeva di essere inguardabile, ma non se ne curava.
    Gli altri non potevano sapere cosa gli fosse successo. Se le persone avessero saputo, anche loro avrebbero seguito la sua processione all’inferno. Anche loro bagnati, anche loro ubriachi, anche loro lanciati nel vuoto alla ricerca della chimera lontana.
    Ma non era così. Era solo. L’unico disperato del mondo.
    L’unico a cui Dio voleva far scontare tutto.
    Mentre camminava guardava le sue scarpe. Erano vecchie e rovinate, l’acqua le tinse d’un marrone più scuro e s’insinuò nei buchi laterali, inzuppandogli i piedi.
    Cominciava ad aver freddo. Le mani erano gelate e i suoi occhi verdi si infossavano sempre più nel viso e si striavano di rosso.
    Arrivò al fiume. Il vento soffiava più forte.
    Si sporse appoggiando le mani sul muro d’argine e guardò la pioggia perforare il corso d’acqua.
    Era un rumore assordante. Un’incontro d’acque. Una guerra o un amplesso?! Non sapeva come definirlo. Lo affascinava.
    Quante volte aveva dipinto quel fiume nei suoi quadri!
    Quante volte si era fermato lì, ad ammirarlo e a studiarne i colori cupi! Per ore ed ore, ne aveva ricercato l’essenza.
    Ne aveva cercato l’anima.
    Non aveva mai trovato la tonalità per quelle acque così serie ed ostili.
    Era stato bravo a dipingerne i confini: gli argini, gli alberi sinuosi che gli si specchiavano sopra, gli antichi ponti e gli immortali imbarchi che segnavano il suo percorso. Ma non era mai riuscito a riportare nelle sue opere, il colore ignoto di quelle acque plumbee.
    Volle tuffarsi di sotto e studiarle da vicino, per l’ultima volta.
    Volle uccidersi tra i muscoli del fiume, carpendone i colori prima di morire.
    Un sogghigno gli tagliò il viso ossuto.
    Ci vuole coraggio per suicidarsi. Per chiudere tutto e farla finita, ci vuole molto coraggio!
    Sentiva l’urlo delle acque. Un tumulto come un invito. Qualche spirito lo chiamava.
    Ma per tagliare i fili ci vuole tanto coraggio!
    Sputò nel fiume, si mise a ridere in maniera isterica.
    Continuò a ridere e a ridere. Come posseduto.
    Un brivido gli percorse la schiena e gli si schiantò sul cranio.
    Aveva voglia di dipingere. Dopo una settimana d’odio per la sua arte, la musa lo accarezzò nuovamente.
    Si sentì improvvisamente più forte. Più vivo.
    Carne, ossa, nervi, cervello, tutto sembrò riassestarsi.
    Si guardò indietro. Si era allontanato molto dalla sua casa, ma in tre quarti d’ora avrebbe ritrovato la sua pittura.
    Si decise e andò via.
    Iniziò a correre.
    La nebbia si era diradata ma la pioggia non cessava.
    Si catapultò sulla strada e morì.
    Due fari lanciati come saette passarono in quel momento investendolo brutalmente.
    Il conducente dell’auto tentò invano di frenare. La velocità elevata e la pioggia incessante portarono al peggio.
    Paco venne catapultato lontano, volò per cinque o sei metri e poi cadde di botto vicino al marciapiede.
    La macchina andò a schiantarsi su un albero vicino, frantumandosi il cofano e il parabrezza.
    Il fumo del disastro coprì la strada.
    Dopo poco, il conducente e la sua compagna, quasi illesi, con qualche graffio e il cuore in gola, scesero barcollanti dalla vettura. Le poche macchine che passarono in quel momento si fermarono per dare soccorso.
    Aleggiava nell’aria un silenzio grave. Qualcosa di scuro e perverso. Quell’orrida staticità che tutto avvolge, come dopo ogni tragico evento.
    I movimenti di tutti sembravano finti, lenti,studiati.
    Un surrealismo urlante. Come se tutto, pian piano si stesse trasformando in cera.
    Tutti si avvicinarono con facce confuse a quel corpo che come carta straccia giaceva ai margini della carreggiata.
    Ad un tratto, la compagna del conducente assassino si mise ad urlare. Piangendo isterica, raccolse il cadavere del ragazzo e lo abbracciò.
    Non voleva che finisse così.
    Lo accarezzava come una madre disperata. Fuori di sé.
    La Madonna con il Cristo tra le braccia. La Pietà in carne. Continuava a baciargli il viso e ad urlare al cielo, verso l’infame destino, verso un dio miserabile, verso se stessa.
    Si sentiva la responsabile di tutto e stringeva al petto il suo Paco.
    Era bello Paco. Bagnato e sanguinante, Paco era bello lo stesso.
    Sentì di amarlo ancora.
    Milù era distrutta.
    La strattonavano per staccarla dal cadavere, mentre in lontananza le sirene urlavano rauche.
    Tra gli scossoni, Milù, piangente e inconsolabile, con dita che tentavano ancora l’ultimo contatto, lasciò andare il corpo di Paco, ed un piccolo foglietto scivolò via dal suo amore.
    Lo afferrò e corse lontano per leggerlo, tra le lacrime.
    Recitava all’incirca così:

    A Milù

    Addio mia dolce primavera
    sei fuggita via, lontano
    dove solo il mio cuore arriva,
    e non basta per la mia resurrezione…
    sono solo col mio ricordo,
    il mio ricordo che sei tu
    per sempre
    mia dolce primavera

    Paco

     



    il cerchio del destino | 10 Commenti | Crea un nuovo Account

    I seguenti commenti sono proprieta' di chi li ha inviati. Club Poeti non e' responsabile dei contenuti degli stessi.
    il cerchio del destino
    Contributo di: Sally on Sunday, 05 March 2006 @ 14:06
    Ma no! non si scrive così bene, in questo modo per spezzare il cuore a una donna romantica come me!
    Mi fai scendere le lacrime, e non è giusto.... narrare di questo giovane artista bohémien che vive per la pittura e il suo amore, e ... no no, questo cerchio del destino crudele che tu narri per me è troppo, oggi.

    Descrivi anche molto bene l'escalation della sua giovane e impotente disperazione, bravo, si vede che hai mano nelle cose della psiche.

    Sai scrivere molto bene, è indubbio, e hai la qualità che non si trova in vendita a Porta Palazzo di far entrare nello stato d'animo, nelle cose materiali che circondano il protagonista, persino, come fossero i testimoni muti della storia disperata e amara.

    A me Torino non piace troppo, ma da oggi molto di più sapere che ci sei.
    Per me, bravo davvero.



    ---
    Sally

    [ ]

    il cerchio del destino
    Contributo di: nelson on Sunday, 05 March 2006 @ 16:09
    Mi ha commosso questo tuo racconto, sai scrivere bene e comunicare le emozioni, qualità molto rara. Racconto toccante! Ciao.

    [ ]

    il cerchio del destino
    Contributo di: Riccardo Vandoni on Sunday, 05 March 2006 @ 23:20
    Non so perchè il tuo racconto mi ha riportato alla mente un film di Zeffirelli. Si intitolava " The champ", mi pare, ed era costruito apposta per far piangere le anime sensibili e meno forti (cioè quasi tutti). Piansi anch'io al cinema e poi mi vergognai quando mi sembrò di capire che qualcuno aveva mosso alcune mie corde senza scavare in profondità, senza occuparsi di me più di tanto.
    Alcune descrizioni sono bellissime ed immediate. Non mi convincono i dialoghi che mi arrivano artefatti. Hai comunque una facilità di scrittura che sorprende e che ti invidio. In alcune giornate non riesco nemmeno a scrivere ciao.
    Ric

    [ ]

    il cerchio del destino
    Contributo di: Serenella on Monday, 06 March 2006 @ 00:20
    Sì, si legge molto bene ed è veramente coinvolgente.
    Ciao, Serenella

    [ ]

    il cerchio del destino
    Contributo di: sonietta on Monday, 06 March 2006 @ 14:36
    Sono tra "quelle signore che si sono sciolte in lacrime" menzionate da grigio, molto bello, coinvolgente ed emozionante, fino all'ultima riga, davvero ben scritto, complimenti --- sonietta

    [ ]

    il cerchio del destino
    Contributo di: Rose Bazzoli on Monday, 06 March 2006 @ 21:22
    Il racconto è senz'altro scritto bene, con alcuni sprazzi poetici, ma il finale a mio parere fa molto romanzo d'appendice.

    ---
    Rose Bazzoli

    [ ]

    il cerchio del destino
    Contributo di: raffa79 on Monday, 06 March 2006 @ 21:35
    Sicuramete scritto molto bene ma troppo troppo strappalacrime!!
    A mio avviso dovresti smorzare i toni, soprattutto rendendo piu' complessi i personaggi
    (non una super-B4STARDA e un super-buono)
    e magari infilarci qualche trovata più originale...

    __fRa__

    [ ]

    il cerchio del destino
    Contributo di: Mitla on Wednesday, 08 March 2006 @ 01:15
    Ti sei cimentato in un racconto d'amore, dove i personaggi in genere vengono amati o odiati da chi legge con l'intensità che il narratore sa imprimere alle sue creature. Hai voluto riabilitare Milùna nel finale e questa è una scelta che può essere condivisibile o meno. Non è semplice scrivere una storia o un romanzo d'amore senza cadere nel banale, chi si è messo alla prova me ne darà conferma, e pur condividendo un pò le impressioni di ferrorosso, nella parte in cui dice di non essersi, l'ho trovato nel complesso una piacevole lettura. A rileggerti presto. --- Mitla

    [ ]

    il cerchio del destino
    Contributo di: alman on Tuesday, 14 March 2006 @ 12:59
    Scritto bene e godibile nella lettura mi sembra tuttavia che il punto centrale della storia che individuo nella funzione quasi salvica dell'arte mi sembra poco sviluppato. a rileggerti e non solo nelle poesie. --- alman-

    [ ]

    il cerchio del destino
    Contributo di: zio-silen on Wednesday, 09 October 2019 @ 20:01
    "Sprazzi poetici" come da superiore commento.
    Provo a incolonnarli con qualche ritocchino
    d'assestamento.


    Imbocco i portici di via Po
    proseguo come un ramingo.
    Il vento soffia forte.
    Guardo la pioggia, perfora
    il fiume: è incontro, guerra
    amplesso. Ho dipinto quelle acque.
    Mai ho trovato la tonalità. Voglio
    tuffarmi, studiarle da vicino
    carpire i colori. Taglio i fili?
    Sogghigno. Sputo. Un brivido
    mi percorre la schiena, si schianta
    sul cranio. Ho voglia di dipingere.
    Sono vivo. Carne, ossa, nervi, tutto
    si riassesta. Guardo indietro.
    Sono lontano da casa. Corro.
    La nebbia si dirada.
    Mi catapulto sulla strada.
    Due fari lanciati come saette
    passano in quel momento.


    Stelle e un saluto

    ---
    zio-silen

    [ ]

    Opzioni  
  • Invia il Contributo a un amico
  • Contributo in Formato Stampa

  •  Copyright © 1999-2019 ..::Il Club dei Poeti::..
     Associazione Culturale Il Club degli autori Partita Iva e Codice Fiscale 11888170153
    Tutti i marchi e copyrights su questa pagina appartengono ai rispettivi proprietari.